Il futuro del web? È di Youporn più che della CNN

C’è un settore in cui la crisi, almeno per ora, non si percepisce. È quello della pornografia online. Mentre i giornali online cercano ancora la sostenibilità dei propri modelli di business, il porno sul web continua a tirare. I due siti principali del segmento, Xvideos e YouPorn, registrano visite in costante aumento e di gran lunga superiore a quelle del New York Times o della CNN. A mappare questo universo è stato il magazine specializzato ExtremeTech , ripreso poi da BusinessWeek, che ha sancito la vittoria completa del settore rispetto ai siti tradizionali.

21 miliardi di dollari. È questa la stima che Fortune ha fatto per il mercato della pornografia online statunitense per il 2012. Giusto per fare un paragone, la regina di Wall Street, Goldman Sachs, nel 2010 ha registrato un fatturato di circa 39 miliardi di dollari. Il trend è in aumento costante. Nel 2009, sempre secondo Fortune, il business nei soli Usa era di 12 miliardi di dollari, in aumento del 10% rispetto l’anno precedente. E su scala globale le cifre sono ancora maggiori. Se nel 2006 il fatturato complessivo dell’industria pornografica era di circa 97 miliardi di dollari, ovvero più del doppio del fatturato di Goldman Sachs, nel 2010 i valori sono schizzati a quota 145 miliardi di dollari.

Smartphone, tablet e banda larga: sono questi i tre fattori individuati da BusinessWeek come principali motivi della continua espansione del settore. Tramite le statistiche di Google DoubleClick Ad Planner, è stato calcolato che il solo Xvideos.com ha 4,4 miliardi di pagine viste ogni mese, circa dieci volte le visite del sito del New York Times e tre volte di quello della CNN. Non solo. Uno degli altri big del mercato, il veterano YouPorn, ha una media di 2,1 miliardi pagine viste ogni mese. Buona anche la permanenza media sui siti, circa 15 minuti ogni giorno, contro i 4,8 minuti spesi sui siti tradizionali di notizie. E non bisogna pensare che sia solo una prerogativa squisitamente maschile. Come ha certificato Google Analytics, la media dei visitatori dei siti pornografici vede gli uomini fissi al 68% e le donne al 32%, in lento ma costante incremento rispetto al 2008.

I mercati emergenti, in quanto tali, sono una miniera d’oro per i siti pornografici online. La banca anglo-asiatica HSBC, in un report dello scorso novembre sul settore in questione, ha calcolato che gli abbonamenti ai siti specializzati provenienti dai Bric (Brasile, Russia, India, Cina) sono aumentati del 120% dal 2008 a oggi. In pratica, con l’aumento del benessere sociale, aumentano anche le spese per i vizi. È un dato di fatto che il primo mercato, per ricavi e per espansione, sia quello cinese. Nel 2006 il fatturato è stato di circa 27 miliardi di dollari, mentre nel 2011 è salito fino a 48 miliardi di dollari, consolidando la propria posizione a vantaggio di Corea del Sud, al secondo posto, Giappone, al terzo, e Stati Uniti al quarto. In netta contrazione, di contro, è il fatturato proveniente dall’Italia. Se nel 2006 si era in settima posizione su scala globale con 1,4 miliardi di dollari, nel 2011 è stato di circa 1,12 miliardi. E tutta l’Europa, a esclusione del Regno Unito, è in contrazione. Chi tira è invece altrove.

Il business del porno online, specie nei Bric, fa gola a tutti. Da un lato i gestori dei siti sono attratti dalle potenzialità di questi mercati. Dall’altro sono le stesse compagnie informatiche, come Dell, Microsoft e Cisco Systems, a rendersi conto del vantaggio economico dell’affare. Infatti, questo genere di portali hanno bisogno di un elevato quantitativo di banda e di spazio web. ExtremeTech, basandosi sui dati di Google, ha calcolato che un sito come Xvideos ha bisogno di server in grado di gestire, mensilmente, 29 petabyte di dati. Per fare un paragone, il San Diego Supercomputer Center, uno dei punti di eccellenza mondiali per la biologia computazionale, ha un database di circa 2 petabyte. Ogni secondo su Xvideos vengono trasferiti circa 50 gigabyte di materiali. E considerando che le prime due fonti di introiti per i siti pornografici sono le pubblicità e gli abbonamenti, è facile capire che giro d’affari ci può essere.

Di contro, la crisi sta invece colpendo il porno tradizionale. Come narrato da Michael Stabile in un lungo reportage su Salon , è finita l’età dell’oro del porno. I film con una produzione fin oltre i 70 milioni di dollari non sono più possibili e si preferisce girare pellicole a basso costo, spesso in location minori rispetto a quelle utilizzate fino al 2008. Secondo Fortune, che ogni hanno analizza il mercato, il futuro è quello del settore “Gonzo” . In ascesa del 35% dal 2008 a oggi, il “Gonzo” è un genere in cui l’attore è allo stesso tempo cineoperatore e regista, senza trama e molto spesso girati on the road. Questo genere è talmente in ascesa che perfino case cinematografiche di spicco come Brazzers o 21Sextury hanno lanciato siti esclusivamente dedicati a questa branca di mercato. Considerato che le stime di HSBC parlano settore in netta espansione , c’è da scommettere che non mancheranno gli investimenti. Con buona pace della crisi finanziaria.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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