Il futuro delle Sardine passa per la via Emilia

Gabriella Cerami
Sardine a Bologna

L’immagine è quella del leader. Capo ufficio stampa sempre accanto e cordone di sicurezza. Mattia Santori, circondato da taccuini e telecamere, guarda soddisfatto, ancora incredulo, la piazza di Bologna: “Due mesi fa eravamo 6000, ora siamo 40mila”. Un successo, senza dubbio, per le Sardine, che vogliono arginare la destra e nuotare nel mare aperto della sinistra occupando questo spazio il più possibile: “Siamo l’unica vera alternativa al populismo di destra”.

Lo sguardo oggi è qui, ma la mente va alla notte del 26 gennaio, al risultato delle elezioni regionali di domenica prossima. Il futuro delle Sardine, di questo movimento in costruzione, passa dalla via Emilia, insomma dall’Emilia Romagna. Una sconfitta del candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini rischierebbe di azzoppare anche loro. Mentre “se ci sarà un risultato favorevole diventeremo un esempio da seguire”.

Questo è il punto. Santori prova a mantenere un difficile equilibrio: “Non temiamo una sconfitta della sinistra e non temiamo neanche la vittoria di Lucia Borgonzoni. La battaglia culturale l’abbiamo già vinta e siamo ancora in una fase di programmazione”. Il capo Sardina fa di tutto per allontanare un loro legame con il risultato elettorale, a volte ci riesce, a volte no. Perché è innegabile che un cordone ombelicale ci sia. Maurizio Gualdi, un signore di mezza età, arrivato in piazza da Ravenna, allarga le braccia: “Non si può perdere, non si può”. Quella di domenica è come se fosse l’ultima chiamata alle armi.

 

 

Un’eventuale sconfitta del candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini con relativo successo del centrodestra verrebbe attribuita anche a questo nuovo movimento esploso con tutta la forza nella piazza Otto Agosto. “Anche dal punto di vista morale, se vince la sinistra, ci sentiremmo incoraggiati ad andare avanti”, osserva un militante in piazza con la sua sardina appesa al collo.

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