Il G20 delle religioni: Afghanistan e lotta a “pandemia” guerra

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Image from askanews web site
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Roma, 2 set. (askanews) - Le religioni unite per condannare la guerra in nome della fede. Non c'è solo il Covid, esistono "diverse pandemie" da combattere, come quella della guerra, dell'oppressione, della violenza. Su questo, con un focus particolare sulla situazione in Afghanistan, si concentrerà il G20 Interfaith Forum 2021, una delle più importanti iniziative collaterali al G20, che quest'anno è guidato dalla presidenza italiana, in programma dal 12 al 14 settembre a Bologna.

Il tema centrale attorno al quale ruoteranno le attività e i lavori del Forum è "Time to Heal", il tempo della guarigione. Un richiamo quanto mai evocativo alla pandemia da Covid-19, che ha già sconvolto il mondo con oltre due milioni di morti e alle complesse conseguenze socio-sanitarie della guerra, che la tragedia afghana ha messo sotto gli occhi di tutti. L'obiettivo del G20 è quello di costruire uno spazio di incontro e di dialogo, non solo fra capi religiosi, ma anche fra autorità politiche dei paesi e delle organizzazioni internazionali, autorità spirituali e figure intellettuali su temi e programmi di carattere e rilevanza globale.

Il prologo verrà affidato al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, mentre ad aprire ufficialmente il Forum sarà la lezione del Presidente della Slovenia, Borut Pahor, il cui Paese ha la presidenza del semestre europeo; interverranno anche il Primo Ministro dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaska, il Presidente del Congresso Ebraico Mondiale, Ronald S. Lauder, cui seguiranno i messaggi della ADG delle Nazioni Unite Amina Mohammed e del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. La chiusura dei lavori, sotto la presidenza di Romano Prodi, verrà invece affidata al Presidente del Consiglio, Mario Draghi e al cardinale di Bologna, Matteo Maria Zuppi.

Nella giornata di lunedì le sessioni ministeriali vedranno tre appuntamenti: quello dei Ministri degli Esteri, presieduto da Luigi di Maio, quello dei Ministri dell'Educazione, presieduto da Patrizio Bianchi, e quello dei Ministri degli Affari religiosi presieduto da Luciana Lamorgese e nel quale, accanto a diversi altri ministri, prenderà la parola il Direttore dell'ufficio per gli affari religiosi della Repubblica popolare cinese, Wang.

Nel corso delle giornate saranno promosse attività finalizzate a stimolare la discussione pubblica, grazie all'intervento di figure autorevoli delle relazioni internazionali, di protagonisti dei dibattiti teologici, giuridici e filosofici e dei rappresentanti delle varie comunità di fede e delle organizzazioni attive nel dialogo interreligioso. Saranno quindi previste sessioni plenarie, tavole rotonde e workshop in cui analizzare e articolare i vari temi e spunti di riflessione. Tra i vari interventi previsti anche quelli del rav Riccardo di Segni e del rav Gady Gronich dell'ufficio rabbinico europeo, del giudice Abdel Salam dell'Alto Comitato per la Fratellanza umana di Abu Dhabi e del cardinale Giuseppe Betori.

L'IF20 discuterà fra gli altri una serie di proposte (i policy briefs) indirizzate al summit e fra esse una breve dichiarazione di impegni comuni - intesa come una sorta di Parva Charta, di sole tre righe: "noi non ci uccideremo"; "noi ci salveremo"; "noi ci perdoneremo". Un'assunzione di responsabilità nella quale leaders politici, autorità di fede e produttori di conoscenza possono fare ciascuno la sua parte.

L'incontro bolognese avrà un ideale epilogo nell'evento "Connecting Souls", che si svolgerà il 16 novembre a Dubai, nella Giornata della tolleranza delle Nazioni Unite in cooperazione col Ministro emiratino della tolleranza. Richiamando il tema dell'Expo 2020, "Connecting minds", il Forum aiuterà ad approfondire le diverse declinazioni delle riflessioni prodotte dall'IF20.

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