Il G7 a Putin: non cederemo al ricatto della “fame” in Ucraina

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Munster, 3 nov. (askanews) - Nessun cedimento davanti al nuovo ricatto di Vladimir Putin, che usa la fame, la sete e il freddo "come armi" per la distruzione dell'Ucraina. Il messaggio che i ministri degli Esteri dei Paesi membri del G7 inviano da Munster alla Federazione russa è piuttosto chiaro: "Siamo tutti uniti per la pace" e contro una guerra che calpesta "il diritto e l'ordine internazionale". Annalena Baerbock, che presiede i lavori nella città tedesca della Pace di Westfalia, non lascia spazio a fraintendimenti: "La Russia ha scelto un nuovo metodo di guerra cercando di lasciare che le persone muoiano di fame, muoiano di sete e muoiano congelate", ha sottolineato, riunendo il consenso dei colleghi di Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Giappone e Canada. "Questo è esattamente ciò che noi, come partner del G7, cercheremo di prevenire con tutto ciò che abbiamo, così come cercheremo di prevenire gli altri perfidi metodi di guerra della Russia".

Una sostanziale unità di intenti che è stata poi confermata anche dal titolare della Farnesina, Antonio Tajani, presente per l'Italia. "C'è stata una comune visione di tutto il G7 per la difesa della democrazia dello Stato di diritto" e "quindi un'unità sostanziale sulla difesa dell'indipendenza dell'Ucraina", ha spiegato il ministro, sottolineando che l'Italia è sempre disposta "insieme alla Nato, insieme all'Unione Europea, ad agire di comune accordo per sostenere la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina" e per "arrivare alla pace", che rappresenta "l'obiettivo finale". Tajani ha però avvertito che la pace si ottiene solo mettendo seduti attorno a un tavolo, (il presidente ucraino Volodymyr) Zelensky e (il presidente russo Vladimir) Putin. "Ma se i russi invadono l'Ucraina non è più pace, è un'invasione. Quindi noi dobbiamo impedire che ci sia l'invasione dell'Ucraina, aiutando in diversi modi questo Paese, per poi cercare di favorire un accordo di pace. Però per avere la pace ci vuole anche la giustizia", ha sottolineato, senza sbilanciarsi sui tempi di un eventuale negoziato. "Bisognerebbe chiederlo a Putin. Noi vogliamo la pace, ma un conto è la resa, un conto è la pace. La resa credo che sia inaccettabile da parte Ucraina e anche da parte nostra", ha insistito Tajani, precisando che in questa guerra "bisogna avere chiaro che c'è un invasore e c'è un invaso, c'è un carnefice e c'è una vittima".

Ai colloqui di oggi ha partecipato in collegamento video anche il capo della diplomazia di Kiev, Dmytro Kuleba. In sua presenza Baerbock ha ricordato che il presidente Putin è diventato "sempre più disumano", ordinando attacchi contro infrastrutture civili vitali dell'Ucraina, con l'obiettivo di affamare, assetare e far congelare la popolazione locale. Una tattica di guerra "perfida" che il G7 continua a respingere con forza e in maniera unitaria. "Non permetteremo che la brutalità di questa guerra porti alla morte di masse di anziani, bambini, giovani e famiglie nei prossimi mesi invernali", è stato sottolineato durante la riunione. La Germania, che cederà la presidenza al Giappone, e gli altri Paesi del G7 hanno già iniziato a fornire "un pacchetto di aiuti per l'inverno" all'ex repubblica sovietica. Si tratta, in particolare, di generatori, condizionatori d'aria e altre attrezzature per il riscaldamento, alloggi per container, tende, letti e coperte.

Nessun cenno pubblico è stato fatto invece ad eventuali nuovi aiuti militari e per la difesa aerea, quest'ultimi richiesti a gran voce da Kiev. A parlarne, esplicitamente, è stato solo Kuleba, che durante il suo intervento alla riunione ha evidenziato le necessità di Kiev: "trasformatori di energia, difese aeree e missilistiche, carri armati standard Nato, nuove armi per supportare le offensive dell'Ucraina, sanzioni, responsabilità per il crimine di aggressione contro l'Ucraina". Fonti diplomatiche nella città tedesca hanno comunque confermato che i ministri del G7 si sono concentrati su tutti i "modi in cui è possibile sostenere l'Ucraina", inclusa dunque l'assistenza finanziaria e militare. Un impegno su più fronti che ha l'unico obiettivo di fermare la guerra "fuori legge" di Putin e assicurare "un ordine internazionale fondato sulle regole". In questo quadro, hanno confermato i ministri, il gruppo dei Sette Grandi continuerà ad insistere con le sanzioni contro Mosca - il cui sistema non subirà variazioni - per piegare la strategia russa di "spezzare" l'Ucraina.

Uno sforzo, quello dei Paesi del G7, sostenuto dall'alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell, presente a Munster in qualità di osservatori, come da prassi. Il presidente russo Vladimir Putin "non può vincere la guerra" in Ucraina e "sta cercando di distruggerla", ha detto il diplomatico europeo a margine dei lavori. "Milioni di persone non hanno accesso all'elettricità. Putin vuole mettere al buio" il Paese e "noi dobbiamo continuare a fornire supporto economico, umanitario e militare all'Ucraina, oggi più che mai", ha insistito, pur accogliendo come "un buon segnale" il rientro della Russia nell'accordo sul grano. Ma "milioni di persone" hanno sofferto nel mondo per il blocco dei porti ucraini, ha ricordato.

In serata, i ministri hanno proseguito le loro discussioni durante una cena di lavoro. I capi della diplomazia del G7 si sono concentrati essenzialmente sulla Cina e sulla regione dell'indo-pacifico. Le relazioni con Pechino sono state discusse proprio mentre il cancelliere tedesco Olaf Scholz è partito per una controversa visita alla Repubblica popolare. Il G7, ha confermato Baerbock, è pronto a riconoscere la Cina come "concorrente" e "rivale". Il Giappone, ha aggiunto, sottolinea ripetutamente quanto sia "importante riconoscere" che "la Cina è cambiata negli ultimi anni" e che "non è solo un partner nelle questioni internazionali, ma anche un concorrente e molto più, un rivale". E d'altra parte, alla vigilia del suo viaggio, Scholz ha insistito sul fatto che "non ignorerà le controversie" in atto con la Cina. Una dichiarazione che non ha affatto rassicurato Washington: la visita di Scholz è ancora guardata con grande scetticismo dagli americani. (di Corrado Accaputo)