Il 'gabinetto di guerra' di Boris Johnson

Alcuni media britannici lo hanno definito un "gabinetto di guerra", "il governo più di destra dagli anni '80", fatto da veterani della campagna referendaria per il divorzio dalla Ue, potenzialmente pronti ad affrontare anche eventuali elezioni anticipate. Il neo premier Boris Johnson ha completato la sua squadra, con le nomine dei ministri-chiave, fino ai responsabili della comunicazione, circondandosi dei colleghi che lo hanno aiutato a vincere il referendum sulla Brexit, nel 2016. La scelta indica la sua determinazione a portare il Regno Unito fuori dalla Ue, entro il 31 ottobre, anche senza un accordo con Bruxelles. Obiettivo ribadito dal premier anche questa mattina nel primo Consiglio dei ministri.Il rimpasto ha allarmato i parlamentari contrari allo scenario no-deal, mentre altre nomine hanno contribuito a speculazioni sui piani del nuovo premier di andare a elezioni anticipate in caso il Parlamento provasse a ostacolarlo.Johnson, pochi minuti dopo il passaggio di testimone con Theresa May, ha azzerato il governo segnando un netto spartiacque con il suo predecessore. Oggi, Downing Street ha diffuso la lista completa del nuovo Gabinetto. L'ordine di apparizione, fa notare il Guardian, è importante perché c'è una precisa gerarchia al suo interno.Subito dopo il premier, c'è Sajid Javid, ex banchiere di origine pakistana e convertitosi alla causa Brexit, ha ottenuto il ministero dell'Economia. Segue il ministro degli Esteri Dominic Raab, che aveva rassegnato le dimissioni dall'esecutivo May per le sue presunte concessioni a Bruxelles. Ministro dell'Interno è Priti Patel, figli di immigrati indiani, fedele euroscettica e favorevole alla pena di morte, era finita nella bufera per contatti non dichiarati con alti funzionari israeliani.Figura chiave della campagna per il Leave, Michael Gove è diventato cancelliere del Ducato di Lancaster (un ministro senza portafoglio, quasi sempre un fedele alleato del primo ministro cui fornisce su richiesta pareri o consigli). Robert Buckland, ministro della Giustizia; Stephen Barclay confermato ministro per la Brexit; Ben Wallace, che ha sostenuto Johnson nella campagna per la leadership Tory, è ministro della Difesa. Matthew Hancock va alla Salute, mentre Andrea Leadsom, che aveva lasciato il governo May in protesta col suo accordo di Brexit, è ora al dicastero Strategia industriale, business ed energia. Elizabeth Truss è ministro per il Commercio internazionale e Amber Rudd, ministro del Lavoro e pensioni nonché alle Pari opportunità. Gavin Williamson va all'Istruzione e Theresa Villiers all'Ambiente.Il falco Brexiteer Jacob Rees-Mogg è Leader of The House, cioè ministro dei Rapporti con la Camera dei Comuni, mentre James Cleverly, di origini caraibiche, è diventata presidente del Partito Conservatore e ministro senza portafoglio.Johnson ha anche nominato consulente personale Dominic Cummings, il controverso 'architetto' della campagna Leave per la Brexit, nel referendum del giugno 2016.

Alcuni media britannici lo hanno definito un "gabinetto di guerra", "il governo più di destra dagli anni '80", fatto da veterani della campagna referendaria per il divorzio dalla Ue, potenzialmente pronti ad affrontare anche eventuali elezioni anticipate. Il neo premier Boris Johnson ha completato la sua squadra, con le nomine dei ministri-chiave, fino ai responsabili della comunicazione, circondandosi dei colleghi che lo hanno aiutato a vincere il referendum sulla Brexit, nel 2016. La scelta indica la sua determinazione a portare il Regno Unito fuori dalla Ue, entro il 31 ottobre, anche senza un accordo con Bruxelles. Obiettivo ribadito dal premier anche questa mattina nel primo Consiglio dei ministri.

Il rimpasto ha allarmato i parlamentari contrari allo scenario no-deal, mentre altre nomine hanno contribuito a speculazioni sui piani del nuovo premier di andare a elezioni anticipate in caso il Parlamento provasse a ostacolarlo.

Johnson, pochi minuti dopo il passaggio di testimone con Theresa May, ha azzerato il governo segnando un netto spartiacque con il suo predecessore. Oggi, Downing Street ha diffuso la lista completa del nuovo Gabinetto. L'ordine di apparizione, fa notare il Guardian, è importante perché c'è una precisa gerarchia al suo interno.

Subito dopo il premier, c'è Sajid Javid, ex banchiere di origine pakistana e convertitosi alla causa Brexit, ha ottenuto il ministero dell'Economia. Segue il ministro degli Esteri Dominic Raab, che aveva rassegnato le dimissioni dall'esecutivo May per le sue presunte concessioni a Bruxelles. Ministro dell'Interno è Priti Patel, figli di immigrati indiani, fedele euroscettica e favorevole alla pena di morte, era finita nella bufera per contatti non dichiarati con alti funzionari israeliani.

Figura chiave della campagna per il Leave, Michael Gove è diventato cancelliere del Ducato di Lancaster (un ministro senza portafoglio, quasi sempre un fedele alleato del primo ministro cui fornisce su richiesta pareri o consigli). Robert Buckland, ministro della Giustizia; Stephen Barclay confermato ministro per la Brexit; Ben Wallace, che ha sostenuto Johnson nella campagna per la leadership Tory, è ministro della Difesa. Matthew Hancock va alla Salute, mentre Andrea Leadsom, che aveva lasciato il governo May in protesta col suo accordo di Brexit, è ora al dicastero Strategia industriale, business ed energia. Elizabeth Truss è ministro per il Commercio internazionale e Amber Rudd, ministro del Lavoro e pensioni nonché alle Pari opportunità. Gavin Williamson va all'Istruzione e Theresa Villiers all'Ambiente.

Il falco Brexiteer Jacob Rees-Mogg è Leader of The House, cioè ministro dei Rapporti con la Camera dei Comuni, mentre James Cleverly, di origini caraibiche, è diventata presidente del Partito Conservatore e ministro senza portafoglio.

Johnson ha anche nominato consulente personale Dominic Cummings, il controverso 'architetto' della campagna Leave per la Brexit, nel referendum del giugno 2016.