Il gas “sprecato” nei pozzi petroliferi usato per creare Bitcoin

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Milano, 28 apr. (askanews) – Utilizzare il gas sprigionato dall’estrazione del petrolio per trasformarlo in elettricità e alimentare un’attività tecnologica che ha un consumo di energia smodato.

Ci sta provando in Texas una società di mining di Bitcoin, la Giga Energy: piazza container carichi di computer per l’estrazione di criptovaluta, che consumano voracemente energia, vicino a pozzi petroliferi isolati non collegati a gasdotti, dove il metano che si sprigiona durante l’estrazione del petrolio, difficile da trasportare in forma gassosa, viene solitamente bruciato (fenomeno chiamato “gas flaring”).

Riutilizzandolo, non solo si evita lo spreco ma si impedisce che il gas venga disperso nell’atmosfera, inquinandola. “Se non fossimo qui in questo sito, sprecherebbero questo gas naturale e lo brucerebbero in una piccola torcia sul sito del pozzo – spiega Matt Lohstroh, co-fondatore di Giga Energy

– Invece, quello che facciamo è prendere quel gas naturale e reindirizzarlo a un generatore di gas, e siamo in grado di bruciarlo per creare elettricità per estrarre Bitcoin, il tutto sul pozzo vero e proprio”.

Un’iniziativa positiva secondo esperti come Daniel Cohan, professore associato di ingegneria civile e ambientale alla Rice University, ma certo non sufficiente: “Vorrei vedere dei limiti sulla trivellazione del petrolio, che sia permessa per chi ha dei piani sulla gestione dell’acqua e del gas prodotti, che lo porti in un gasdotto, ad esempio, e per chi limita gli effetti sulla sismicità e sulle falde acquifere”.

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