Il gestore della funivia Stresa-Mottarone: "Andrò sulle tombe delle vittime"

·1 minuto per la lettura
Luigi Nerini famiglie
Luigi Nerini famiglie

Il gestore della funivia Stresa-Mottarone Luigi Nerini ha manifestato la volontà di incontrare i familiari delle quattordici vittime dell’incidente verificatosi domenica 23 maggio. Il giudice per le indagini preliminari Donatella Banci Bonamici ha scarcerato sia lui che Enrico Perocchio, due dei tre indagati. Ha invece mandato agli arresti domiciliari Gabriele Tadini, collaboratore storico di Nerini, che gestiva i comandi della funivia alla stazione intermedia di Alpino. Secondo il giudice, mentre è appurato che Tadini abbia manomesso il freno d’emergenza con il forchettone, non è provata la responsabilità degli altri due.

Luigi Nerini sulle famiglie delle vittime

Le sue uniche parole ufficiali del gestore a proposito del dramma sono state “grande dispiacere“, pronunciate con l’espressione spaesata di chi ritrova la libertà ma sa che la sua vita è cambiata per sempre. Anche perché il paese ha già espresso le proprie sentenze prima del tribunale, tra chi si vuole costituire parte civile come Fabrizio Bertoletti, gestore dell’albergo Eden sul piazzale di partenza della funivia, e chi si sente tradito come Gian Maria Vincenzi, presidente degli albergatori di Verbania. “La sua famiglia è nota, ci fidavamo di lui. Adesso, comunque vada, questo è un colpo durissimo per un territorio come il nostro, che al 90% vive di turismo estero. In questo fine settimana i nostri paesi sono quasi vuoti, per tacere della montagna“, ha spiegato quest’ultimo.

Luigi Nerini: “Incontrerò le famiglie delle vittime”

Dal canto suo Nerini ha già fatto sapere quali sono le sue intenzioni facendole filtrare tramite il suo avvocato: “Voglio incontrare i familiari delle vittime, vedere le tombe di quelle persone, e poi metterò a disposizione tutto quel che ho per risarcirli“.

Luigi Nerini, famiglie delle vittime: le accuse

Intanto gli arrestati si rimbalzano le accuse a vicenda, tra Tadini che accusa gli altri due e gli operai della struttura che si dividono tra colpevolisti e innocentisti.

Uno di loro, Fabrizio Coppi, ha accusato in modo diretto l’imprenditore anche se un giudice terzo le ha giudicate dichiarazioni all’insegna della sopravvivenza personale: “Ho personalmente capito, in più occasioni, che ad avaria o anomalia riscontrata, Tadini riferiva a Perocchio e Nerini che era necessario fermare l’impianto. Ma nonostante questo, le loro volontà erano di proseguire l’eventuale riparazione e ripristino dell’anomalia più avanti nel tempo, quando ad esempio la funivia si sarebbe fermata per la chiusura stagionale“.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli