Olimpiadi blindate per la variante Delta (e perché i giapponesi non si vaccinano) (di A.Marrocco)

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- (Photo: Takashi Aoyama via Getty Images)
- (Photo: Takashi Aoyama via Getty Images)

La variante Delta che imperversa a fronte di una campagna vaccinale lenta, di un’alta densità di popolazione e di un’età media molto elevata. Sono i fattori che hanno spinto il Giappone a blindare le Olimpiadi: niente pubblico sugli spalti e restrizioni a partire da lunedì, con l’entrata in vigore del quarto stato di emergenza varato dal Paese dall’inizio della pandemia. Le misure resteranno in vigore fino al 22 agosto, coprendo l’intero periodo dei giochi olimpici di Tokyo.

Nonostante il paese del Sol Levante sia stato finora relativamente risparmiato dal virus, con circa 14.900 decessi registrati ufficialmente da inizio 2020, adesso gli scienziati temono che la variante Delta possa causare una nuova ondata in grado di travolgere gli ospedali. “Il numero di nuovi casi continua ad aumentare a Tokyo”, ha affermato Yasutoshi Nishimura, ministro giapponese responsabile della gestione dell’emergenza Covid-19. “Con l’aumento della circolazione delle persone, la variante Delta, più infettiva, rappresenta ora circa il 30% dei casi. Questa cifra dovrebbe aumentare ulteriormente”, ha aggiunto Nishimura.

La lentezza della campagna vaccinale

D’altronde, al momento in Giappone risulta immunizzata solo il 15% della popolazione (in Italia, per esempio, abbiamo superato il 40%). Alla nuova ondata di Covid iniziata ad aprile, il Paese asiatico non ha saputo rispondere con una campagna vaccinale adeguata. L’accelerazione è arrivata soltanto nelle ultime settimane dinanzi all’emergere della variante Delta. Come si evince dai dati dell’Ispi (Istituto di Politica Internazionale), infatti, al 1° maggio (quando metà della popolazione britannica e un quarto di quella europea avevano già ricevuto almeno una dose di vaccino), la Corea del Sud era ferma al 6% di immunizzati, mentre il Giappone arrivava a malapena al 2%. Ora, coi giochi olimpici dietro l’angolo ma ancora tanti cittadini da vaccinare, il Giappone non ha potuto far altro che scegliere la strada delle restrizioni e della prudenza.

Densità di popolazione ed età media elevata

Immunizzare l’intera popolazione giapponese non è impresa semplice: stando ai dati del 2018, la popolazione stimata del Giappone era pari a oltre di 126 milioni di abitanti, con 340,8 abitanti per chilometro quadrato, un dato che lo rende nono al mondo tra gli Stati con più di dieci milioni di abitanti per densità di popolazione.

A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che una grande fetta della popolazione è costituita da persone anziane: secondo le rilevazioni del ministero degli Affari interni risalenti al 2019 gli over 65 erano 35,88 milioni, pari al 28,4% dell’intera popolazione. Si tratta di un dato cruciale, considerando che SARS-CoV-2 è un virus che causa infezioni più gravi, se non fatali, con una frequenza molto più alta proprio tra gli anziani.

L’Ispi sottolinea che “differenza dell’India, Corea del Sud e Giappone sono tra i Paesi più ‘anziani’ del mondo, con metà della popolazione che, rispettivamente, ha più di 43 e 49 anni. Per confronto, metà della popolazione italiana ha più di 46 anni, mentre metà della popolazione indiana ne ha meno di 29”.

Da paese modello a fanalino di coda

Durante prima ondata di Covid-19 nel 2020, il Giappone era riuscito ad imporsi tra i Paesi modello nel contenimento di contagi e decessi, adottando misure efficaci e chiare. La situazione si è ribaltata con l’inizio della campagna vaccinale che, fin dall’inizio, ha scontato ritardi e lentezze.

Basti pensare che l’immunizzazione degli operatori sanitari è partita solo a metà febbraio 2021. I ritardi sono stati causati dagli iter interni e dall’esigenza di test clinici aggiuntivi richiesti dal Paese per i farmaci sviluppati all’estero. Le vaccinazioni per gli anziani, poi, sono state aperte solo a metà aprile e hanno subito rallentamenti a causa delle incertezze su forniture e distribuzione, ma anche per via di problemi tecnici legati alle prenotazioni e alla carenza di operatori sanitari.

Da maggio si è cercato di imprimere un’accelerazione con l’apertura di hub gestiti da militari a Tokyo e Osaka e con decine di migliaia di centri dislocati sul territorio grazie alle amministrazioni locali. La risposta è stata buona da parte degli over 60, mentre i giovani sono risultati più scettici. Secondo un recente monitoraggio realizzato da un gruppo di istituzioni giapponesi, tra cui il Japan’s National Center of Neurology and Psychiatry e la Fukushima Medical University, circa l′11% delle persone in Giappone non vuole ricevere il vaccino.

Il sondaggio è stato condotto a febbraio, coinvolgendo 26 mila persone di età compresa tra 15 e 79 anni in tutto il paese. La fascia d’età più restia all’immunizzazione è risultata essere quella 15-39 anni. Il 73,9% ha dichiarato di essere scettico nei confronti del vaccino perché preoccupato dagli effetti collaterali, il 19,4% ha affermato di non credere nella sua efficacia e il 2,8% ha detto di essere stato scoraggiato a riceverlo dai social e da altri media.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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