Il giorno del silenzio prima del voto

no credit

AGI - È il giorno del silenzio nella breve campagna elettorale che ha portato gli Italiani al voto di domenica 25 settembre. L'ultima giornata per la coalizione di centrodestra è dedicata a respingere gli assalti, non solo della sinistra e delle altre forze politiche, ma soprattutto di Bruxelles.

Davanti alle parole di Ursula Von der Leyen, che aveva assicurato che le istituzioni Ue hanno "gli strumenti" per affrontare una eventuale vittoria del centrodestra italiano, vicino politicamente a Viktor Orban e ai Conservatori polacchi, la reazione più veemente è quella del segretario della Lega.

Salvini chiede le dimissioni della presidente della Commissione o le scuse immediate, presenta un'interrogazione e organizza un sit in sotto la sede della Commissione Ue a Roma. "Von der Leyen ha corretto la sua dichiarazione, per dire che non si riferiva all'Italia e alle elezioni italiane", commenta Meloni, "ma c'è una responsabilità in questa cosa ed è della sinistra italiana che è andata in giro per tutto il mondo a sputare addosso alla sua nazione per cercare di vincere le elezioni. E questa è una cosa inaccettabile".

#Salvini e gli altri esponenti della #Lega al sit-in sotto la sede della Commissione europea, a Roma: "Presenteremo una mozione di censura all'Europarlamento.
Von der Leyen chieda scusa o si dimetta. Gli italiani meritano rispetto". #domenicavotoLega pic.twitter.com/tUIvvE1brp

— Lega - Salvini Premier (@LegaSalvini) September 23, 2022

"Come potrebbe l'Europa avere timori di un governo di cui noi siamo parte essenziale?",è' la domanda - retorica - di Berlusconi, che scandisce: "Certo, noi e i nostri alleati non siamo uguali: il centro-destra senza di noi sarebbe solo una destra-destra, certamente democratica, ma non in grado né numericamente né politicamente di governare".

Ma sono state proprio le parole di Berlusconi a 'Porta a porta' - una ricostruzione dell'invasione russa dell'Ucraina decisa da Vladimir Putin su pressione delle regioni autonimiste e per mettere governanti "per bene" a Kiev - a scandire l'altra parte dell'ultima giornata di campagna elettorale.

Il Cavaliere ripete di essere stato frainteso, e fa diffondere uno stralcio della intervista in cui ribadisce di stare dalla parte "dell'Europa della Nato, Occidente e degli Usa". "Il centrodestra ha votato sempre compatto sull'Ucraina, anche sull'ingresso della Finlandia nella Nato", puntualizza Giorgia Meloni. "Chi non ha votato l'ingresso della Finlandia nella Nato è stato Fratoianni, alleato del Pd. I problemi ce li hanno altri".

Ma in via delle Scrofa le frasi dei Berlusconi sono accolte con gelo dalla dirigenza. "Da lunedì sarà Giorgia Meloni a dare le carte e a mettere in chiaro definitivamente la collocazione dell'Italia", osserva un 'big' del partito. "Non mi fate interpretare" Berlusconi, dice, dal canto suo, di primo mattino Matteo Salvini, poi nel pomeriggio fa notare che l'ex premier "ha corretto il tiro, va bene così".

Nelle ultime 12 ore prima del silenzio elettorale, si apre un nuovo fronte di divisione interna al centrodestra. A chi gli chiede se ritiene giusto, come annunciato ieri da Meloni, di procedere "anche da soli" alla riforma in senso presidenziale dello Stato, la risposta di Salvini è un 'niet'.

"Il presidenzialismo è importante: una Repubblica presidenziale e federale è una Repubblica più moderna e più efficiente, che premia il merito, la velocità, la competenza. Però - in primo luogo - ovviamente per riformare la Costituzione bisogna coinvolgere tutti: riformare la Costituzione a colpi di maggioranza come fece la sinistra in passato, no", premette.

"Secondo, va benissimo prepararsi in caso di vittoria ad aggiornare, ammodernare e rinfrescare la Costituzione sentendo tutto il popolo italiano, però l'emergenza ora è quella delle bollette, delle tasse e del lavoro".

In Italia il paradosso è che chi ha governato 8 anni senza aver vinto le elezioni e ha negato agli italiani di esercitare alcuni diritti fondamentali, accusi di essere un rischio per la democrazia l'unica forza rimasta all'opposizione in questi anni a chiedere libertà ed elezioni

— Giorgia Meloni ن (@GiorgiaMeloni) September 18, 2022

Dopidiché ogni leader pensa al rush finale. Berlusconi chiude, come da tradizione, nel suo Teatro Manzoni di Milano; Meloni coi giovani sull'arenile di Bagnoli. Dal quartiere alla periferia occidentale di Napli, la leader di FdI lancia un appello alla cautela sull'esito elettorale e soprattutto al voto. "Piano con questa cosa che avremmo già vinto", dice. "Le battaglie prima si combattono e poi magari si vincono. Quindi, domenica andiamo a votare",

Il segretario del partito di via Bellerio organizza una diretta social, "sono la vita reale", dice snocciolando di volta in volta durante le quattro ore di live i dati dei visitatori e dei like su tik tok (tre milioni di contatti).

Lo staff dell'ex ministro dell'Interno ha allestito un vero e proprio studio, "improvvisato". Alle spalle del 'Capitano' le foto di famiglia e anche una insieme al presidente della Repubblica Mattarella, un attestato dell'Avis che testimonia la sua attività di donatore e il 'Credo' della Lega. Poi gli ospiti, dai presidenti di Regione Luca Zaia e Attilio Fontana al ministro Giancarlo Giorgetti. E poi collegamenti con le Marche (all'asta le maglie autografate di Ibra e Baresi in cambio di fondi per fronteggiare le conseguenze dell'alluvione) e con Lampedusa.

L'attesa è tutta per domenica, con l'auspicio tra gli 'ex lumbard' che il voto confermi il risultato del 2018. Il convincimento è che il centrodestra vincerà, "siamo perlomeno 15 punti sopra", dice Salvini. Ma c'è anche preoccupazione sulle mosse degli alleati. Soprattutto di Meloni che nei giorni scorsi aveva detto di avere pronta la lista dei ministri. Il timore è che - per dirla con un dirigente del partito di via Bellerio - "Meloni voglia governare da sola".

Per questo motivo si guarda al rapporto tra i due leader maggiori del centrodestra, "se non chiudono un patto di ferro il rischio è che dopo la legge di bilancio si rompa tutto". Ma ieri da Berlusconi a Lupi, da Meloni a Salvini, è arrivata la promessa, qualora il centrodestra dovesse vincere le elezioni, di governare "5 anni insieme". "Siamo uniti", il 'refrain' arrivato dalla piazza anche se su alcuni temi, a partire dallo scostamento di bilancio sul taglio delle bollette, c'e' ancora distanza.