Il Governo chiude agli industriali: nessuna apertura prima di Pasqua. Obiettivo manovra da 50 miliardi

ROME, ITALY - MARCH 14: People watch tv as Italian Prime Minister Giuseppe Conte holds his speech on the new economic measures due to Coronavirus emergency on March 14, 2020 in Rome, Italy. (Photo by Franco Origlia/Getty Images) (Photo: Franco Origlia via Getty Images)

La lista delle fabbriche e delle attività rimaste aperte è custodita al ministero dello Sviluppo economico, luogo deputato a fare da guardiano alle spinte che premono dall’esterno. Quella degli industriali è tornata a farsi insistente. Fortissima. Le parole al vetriolo di Carlo Bonomi sul rischio che l’Italia si spezzi “l’osso del collo” se si ritarda con la riapertura del Paese sono precipitate sul tavolo di Giuseppe Conte di prima mattina. E hanno gettato un sasso nella già complessa gestazione della fase due. “Riapriamo”, dice il presidente di Assolombarda, la costola lombarda e pesante di Confindustria. Ma a palazzo Chigi prende forma una convinzione granitica: la lista non si tocca almeno fino al 13 aprile. Quello che avverrà dopo Pasquetta si vedrà. Il tema non si pone oggi. La porta viene chiusa. 

Quando il governo arrivò a definire la lista delle fabbriche da tenere aperte, promise a Confindustria che il 3 aprile si sarebbe fatta una nuova riflessione. Gli industriali, infatti, avevano detto sì all’accordo raggiunto faticosamente dall’esecutivo con i sindacati, ma avevano appunto strappato l’impegno a riaprire la partita. Il 3 aprile è arrivato, ma nel frattempo anche il prolungamento del lockdown. Da palazzo Chigi non è partita nessuna richiesta di rivedersi, né con viale dell’Astronomia né con Cgil, Cisl e Uil. E al ministero guidato da Stefano Patuanelli si è deciso di non mettere mano alla lista. Si chiude così un arco temporale preciso, quello che va da qui a Pasqua, e si chiude con un’impronta precisa. E questo nonostante anche in questi giorni siano arrivate al governo diverse proposte per ripartire con gradualità, a iniziare dall’apertura per Regioni o comunque per territori piuttosto che per fasce d’età. Una strategia che la vicepresidente di Confindustria Licia Mattioli ha illustrato oggi: “Dopo Pasqua si deve ripartire, per limitare la di perdita posti di lavoro, con il Pil a meno 6%. Le nostre imprese sono più sicure dei supermercati, eppure quelli rimangono aperti”. Ma anche sullo scenario post 13 aprile, al momento l’idea del governo è di andare in punta di piedi, concedendo al massimo un piccolo allargamento della lista alle fabbriche e alle attività strettamente collegate a quelle delle filiere essenziali.

La partita della riapertura del sistema produttivo è complessa perché intreccia quella generale del Paese e la grande questione dell’intensità del contagio. Tira in ballo il rapporto controverso tra il governo e il comitato tecnico-scientifico, non ha una sua autonomia. Ma c’è un’altra partita che il governo e gli industriali stanno tenendo in queste ore. Con un taglio decisamente diverso. Sul tavolo c’è il decreto che dà soldi alle imprese attraverso il sistema delle garanzie statali. Arriverà in Consiglio dei ministri tra domenica e lunedì, con un leggero slittamento rispetto ai tempi previsti. Ci sono ancora delle questioni da risolvere, come i termini dei prestiti che la Cassa depositi e prestiti potrà garantire, ma il tiro del provvedimento è tutto rivolto a sostenere le imprese. Un chiaro e forte impegno che guarda agli imprenditori e alle loro attività. Dentro il decreto ci saranno fino a dieci miliardi in grado di attivare garanzie per 220 miliardi. In pratica le imprese avranno dalle banche dei prestiti a tasso zero, con la garanzia appunto dello Stato. Una garanzia che salirà fino al 100% perché Bruxelles, riferisce Patuanelli, ha dato il via libera. E questo della quota della garanzia, fino a venerdì pomeriggio fissata a un massimo del 90%, è stato uno dei punti al centro del confronto con gli industriali. Un confronto centrato anche sull’estensione della stessa garanzia, cioè quali tipologie di imprese tirare dentro, - dalle grandi alle piccole - e sulla velocità di erogazione del credito. Tutti hanno interesse a fare il prima possibile: le imprese in crisi di liquidità, il governo che è chiamato a dare un segnale, persino i sindacati perché lo spettro dei licenziamenti è dietro l’angolo. 

Il decreto per le imprese è il primo tempo del nuovo passo del governo sul fronte della cura economica del Paese. Entro Pasqua arriverà una manovra che si vuole portare fino a 50 miliardi. Dentro ci saranno lo slittamento delle tasse che scadono il 16 aprile, il rifinanziamento della cassa integrazione, il reddito di emergenza, il bonus per gli autonomi di 800 euro, l’estensione del credito d’imposta per gli affitti commerciali e nuove misure di sostegno alla sanità. Una delle novità dovrebbe arrivare proprio in questo ultimo ambito e cioè l’Iva agevolata al 5% per le mascherine. Già, le mascherine. Un’emergenza dentro l’emergenza. 

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