Il governo cileno difende il suo "Accordo di Pace". Ma la repressione continua

Veronique Viriglio

In Cile la contestazione sociale è entrata nel secondo mese e non accenna a diminuire. Nelle ultime ventiquattr'ore l'emblematica Plaza Italia, nel cuore della capitale, è stata nuovamente teatro di violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Se da una parte il governo ha dato il via libera a un referendum per modificare la Costituzione risalente alla dittatura di Pinochet – parlando di “Accordo di pace” – dall'altra società civile e difensori dei diritti umani denunciano una repressione sempre più dura delle proteste, nel quasi silenzio dei media.

Pinera riconosce uso eccessivo forza, ma bilancio si aggrava

A parole, nei giorni scorsi, il presidente di destra Sebastian Pinera ha riconosciuto "l'uso eccessivo della forza” da parte di polizia e militari, annunciando l'apertura di inchieste e sanzioni esemplari per i colpevoli. Ma finora il suo ‘mea culpa' non pare abbia sortito effetti. Il bilancio, dopo 4 settimane di guerriglia, è di 23 morti – di cui 5 almeno dalle forze di sicurezza – oltre 2400 feriti – di cui 1360 da pallottole vaganti e altri proiettili della polizia – 950 detenzioni preventive e in tutto 17 mila arresti.

Nell'occhio del ciclone il modus operandi delle forze dell'ordine. L'Istituto nazionale dei diritti umani (Indh, pubblico e indipendente) chiede con urgenza l'approvazione in Parlamento di un progetto di legge per modificare i protocolli di intervento della polizia. Sotto accusa, in particolare, i proiettili di gomma sparati direttamente in faccia dai Carabineros durante i raduni antigovernativi, responsabili di gravi ferite agli occhi per 270 persone – di cui alcuni bambini – un record nelle statistiche mondiali.

Stop a proiettili gomma, contengono piombo

Dopo giorni di pressioni, il capo della polizia militare del Cile, Mario Rozas, ha annunciato la sospensione dell'uso dei proiettili di gomma, il pellet, come strumento antisommossa, tranne nei casi di "legittima difesa, quando si è di fronte ad una minaccia di morte", precisando che saranno sottoposti ad altri test richiesti dai laboratori all'estero.

Uno studio dell'Università del Cile ha confermato che questi pellet sono composti solo dal 20% di gomma, mentre l'altro 80% ha elementi diversi, come il piombo. Finora i Carabineros avevano respinto il rapporto dell'Università e avevano esortato il fornitore di munizioni a presentare uno studio dettagliato sulla sua composizione. E non avevano neanche attuato provvedimenti della Corte d'Appello di Rancagua, Concepción, Antofagasta, Valparaíso e La Serena, che ordinavano alla polizia di astenersi dall'utilizzare i pellet nelle manifestazioni pubbliche, nonché di limitare l'uso di gas lacrimogeni che compromettono l'integrità fisica delle persone.

Classe politica divisa su referendum Costituzione

Sul versante politico-istituzionale, la prospettiva di un referendum costituzionale è già al centro di un braccio di ferro tra le forze politiche cilene, più che mai divise e già entrate in campagna elettorale. Dopo che tre ministri del governo hanno annunciato che il prossimo aprile voteranno a favore di una nuova Costituzione, l'Unione democratica indipendente (Upi), partito fondato dall'ex braccio destro di Pinochet è insorto, chiedendo all'esecutivo la “massima neutralità”.

Spaccate anche le forze di sinistra: i comunisti non hanno firmato l'accordo sul referendum e altre due formazioni hanno sospeso la loro partecipazione al Frente Amplio, coalizione che alle legislative di due anni fa aveva ottenuto il 16% delle preferenze.

In prima linea, in quello che viene considerato da alcuni “un processo storico”, le amministrazioni di 330 comuni: hanno convocato una consultazione cittadina, da tenersi il 7 e l'8 dicembre. Si tratta di una dialogo che coinvolgerà associazioni della società civile e altre istanze per un confronto sulla nuova Costituzione e sulle tematiche al centro della crisi: sanità, istruzione, pensioni, popoli indigeni e sviluppo locale.

Economia rallenta e Banca centrale in soccorso pesos

Inoltre il Cile comincia ad accusare i contraccolpi delle proteste sulla sua economia, tra cui un calo annuo del 21% delle sue esportazioni, che il mese scorso sono state pari a 5,2 miliardi di dollari. Per il 2019 il ministero delle Finanze cileno prevede una crescita di circa il 2%, lo 0,6% in meno rispetto alle stime prima dell'inizio dei disordini sociali a metà ottobre. Nei giorni scorsi la Banca centrale ha annunciato che inietterà sul mercato valutario 4 miliardi di dollari per frenare la caduta del peso. La valuta cilena ha toccato i minimi storici per due giorni consecutivi, tra 783 e 795 pesos per un dollaro.

A scatenare la rabbia dei cileni è stato l'aumento del 3,7% del prezzo del biglietto della metro a Santiago del Cile, poi cancellato dal governo. In realtà, quella che si è rivelata la peggiore crisi sociale degli ultimi decenni affonda le sue radici in un sistema socio-economico ereditato dalla dittatura di Pinochet (1973-1990), neoliberale: bassi livelli di salari e pensioni, scarsa assistenza sanitaria pubblica e istruzione, divario sempre più ampio tra ricchi e poveri, con un quinto della popolazione che vive con meno di 140 dollari al mese.