Il governo etiope bombarda il Tigré, i ribelli non si arrendono

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AGI - Il Parlamento etiope ha votato la destituzione delle autorità del Tigrè, regione separatista impegnata da giorni in scontri armati con il governo centrale, il quale non ha riconosciuto le elezioni locali dello scorso settembre, svoltesi nonostante il voto nazionale fosse stato sospeso a causa della pandemia di Covid.

Il primo ministro etiope, il Nobel per la Pace Abiy Ahmed, ha inviato l'esercito e l'aviazione nella regione ribelle per distruggere tutte le infrastrutture militari a disposizione dei miliziani del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè. Secondo fonti Onu, i ribelli avrebbero conquistato la base militare di Mekele, uno dei maggiori depositi di armi del Paese africano, eredita' della guerra contro la confinante Eritrea.

Con le principali linee di comunicazione interrotte nel Tigrè, è difficile avere notizie sull'andamento degli scontri. Le organizzazioni umanitarie riportano la morte di tre persone e il ferimento di altre 35 nella vicina regione di Amhara. Ieri sono giunte notizie di altri cinque morti, mentre nella città di Gondar sono state segnalate lunghe processioni funerarie in onore dei guerriglieri caduti.

Il governo annuncia nuovi bombardamenti

Il Parlamento di Addis Abeba ha istituito un'amministrazione provvisoria che si occupi di convocare nuove elezioni e attuare le decisioni del governo federale. Ma le autorità locali hanno definito la decisione uno "scherzo", definendola "impensabile, figurarsi applicabile". "Il Tigrè sara la tomba, non il parco giochi di una forza straniera e di una cricca centrale fascista", si legge in una nota dell'amministrazione autoproclamata, che ha accusato il governo di aver fatto "piovere bombe" sulla sua gente ma si è detta disposta a trattare la pace.

"Elementi criminali non possono sfuggire alla legge fingendo di cercare una riconciliazione e di chiedere il dialogo", è la risposta di Abiy, affidata a Twitter. Abiy ha annunciato nuovi bombardamenti aerei sul Tigrè, invitando la popolazione a restare in casa ed evitare assembramenti per scongiurare "danni collaterali".

Come è nato il conflitto

Il Tigrè ospita il 6% della popolazione di un Paese con oltre 110 milioni di abitanti ed è uno dei 10 Stati federati, delimitati per base etnica, che costituiscono l'Etiopia. Da quando, nel 2018, Abiy è al potere, gli abitanti della regione si sono lamentati per i processi per corruzione che hanno decapitato la classe dirigente locale, ritenuti una maniera per cercare un capro espiatorio per i problemi del Paese.

A far salire la tensione, dopo il disconoscimento delle elezioni di settembre, è stata la decisione del governo centrale di tagliare i fondi al Tigrè, che ha definito l'iniziativa "un atto di guerra" e ha annunciato di non riconoscere più l'autorità del governo centrale.

Abiy ha avviato le operazioni militari in seguito a un "attacco" nei confronti di una base militare che i ribelli sostengono non sia mai accaduto. Il conflitto rischia di essere lungo e sanguinoso: il Tigrè puo' contare su 250 mila soldati e ingenti armamenti.