Il Governo guarda anche ai droni per il trasporto dei vaccini

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
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Drone (Photo: Leonardo)
Drone (Photo: Leonardo)

La sperimentazione da prendere come modello c’è già. È il drone che dal 19 al 22 ottobre ha percorso ogni giorno 32 chilometri, volando a una media di 100 chilometri all’ora e a un’altezza di 35 metri. Dal centro di prelievo dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Santa Marinella, alle porte di Roma, a quello di analisi di Palidoro. Nella pancia del drone una scatola con campioni biologici e generi biomedicali. È a questa sperimentazione che il ministero dei Trasporti guarda per un servizio che entro la fine dell’anno sarà cruciale e cioè portare i vaccini anti Covid in tutto il Paese garantendo sicurezza e rapidità. Se l’esito di questa sperimentazione darà un responso positivo, allora il Mit è pronto a proporlo al resto del Governo per valutare se può essere uno strumento idoneo a supportare e a integrare la logistica tradizionale.

La titolare del dicastero Paola De Micheli lo dice chiaramente: lo sviluppo dei droni può avere un impatto significativo sulla vita dei cittadini se si pensa, ad esempio, “alla possibilità di un utilizzo dei sistemi autonomi di volo anche per il trasporto dei campioni sanitari o dei vaccini nella battaglia contro la pandemia che stiamo combattendo”. Il ragionamento evoca una delle grandi questioni che il virus ha imposto e cioè la necessità di interventi tempestivi. A maggior ragione se questa tempestività riguarda il trasporto dei vaccini, fondamentali per fermare l’avanzata dei contagi e evitarne di nuovi. Quando saranno disponibili diventerà essenziale garantire che raggiungano tutte le aree del Paese nel minor tempo possibile e in condizioni di sicurezza dato che si tratta di sostanze altamente vulnerabili.

In questo senso all’interno di un sistema di trasporto tradizionale, che chiamerà in causa la logistica classica, i droni potrebbero costituire un elemento importante per ampliare le possibilità di distribuzione dei vaccini. Una delle ipotesi che circolano è quella di utilizzarli per raggiungere le aree più disagiate, come le zone terremotate. Il drone, infatti, potrebbe evitare problemi e ritardi legati alla difficoltà di raggiungere facilmente delle zone altamente impervie. E un’altra chiave di lettura che offre la sperimentazione progettata da Leonardo insieme a Telespazio, all’ospedale pediatrico Bambino Gesù e in collaborazione con l’Ente nazionale dell’aviazione civile, è quella del risparmio anche in termini di costi e di emissioni dannose per l’ambiente. Il drone che ha volato da una sede all’altra dell’ospedale montava un motore elettrico.

Perché questa sperimentazione può diventare un modello per il Governo lo dicono due questioni. La prima è che bisogna prepararsi per tempo. Venerdì scorso la Commissione europea ha varato le linee guida per il piano vaccini e tra le raccomandazioni fatte ai singoli Paesi c’è quella di essere pronti per tempo con le catene di fornitura logistiche per importare, immagazzinare e distribuire i vaccini in sicurezza. I tempi sono molto stretti. Piero di Lorenzo, presidente della Irbm di Pomezia, che insieme all’Università di Oxford, ha messo a punto e ideato il primo candidato vaccino anti-Covid di AstraZeneca, ha parlato dell’arrivo in Italia di “2-3 milioni di dosi del vaccino” entro l’anno. E la quota di tre milioni trova conferma in ambienti governativi. Una volta sbloccata, l’importazione e la distribuzione potrebbe arrivare a 20 milioni di dosi entro marzo. La seconda questione è legata a tutti i passaggi che impattano sul trasporto attraverso i droni. Non è solo l’inserimento di una scatola dentro il drone e il volo. Ci sono altre questioni, che sono state tutte inglobate nella sperimentazione, dall’utilizzo di una modalità di controllo automatico, oltre al campo visivo dell’operatore, alla sicurezza dello spazio aereo che è stata garantita da da D-Flight, la piattaforma sviluppata e gestita da Enav con Leonardo e Telespazio. La sperimentazione ha visto anche l’impiego di una piattaforma digitale che consente di erogare i cosiddetti servizi end-to-end: dalla pianificazione all’esecuzione della missione di un drone, fino al processamento dei dati acquisiti dalla sensoristica di bordo. La sperimentazione proseguirà ancora, coinvolgerà diverse tipologie di velivoli pilotati a distanza e l’obiettivo di lungo termine è estendere il servizio anche all’interno delle città molto popolate.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.