"Il governo nell’ultimo Dpcm si è attenuto alle previsioni di uno studio dell’Iss", ha detto il Premier

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Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Siamo allo scenario di tipo 3“, ha detto Giuseppe Conte, parlando del nuovo Dpcm anti-Covid, finito al centro di forti critiche. Nonostante le decine di proteste nelle più grandi città italiane, le richieste delle categorie produttive ma anche gli scontri all’interno della sua maggioranza, il Premier ha affermato di voler mantenere la sua linea e non cambiare il dpcm in vigore dal 26 ottobre 2020.

Il significato di “scenario di tipo 3”

“Nel mese di ottobre abbiamo visto un progressivo aumento dei nuovi casi giornalieri: il governo nell’ultimo Dpcm si è attenuto allo scenario previsto da uno studio dell’Iss e dal ministero della Salute”, ha continuato Conte, ribadendo che le nuove norme non sono frutto di decisioni arbitrarie. “Siamo pienamente consapevoli che si tratta di misure severe, ma le riteniamo necessarie per contenere i contagi. Diversamente la curva epidemiologica è destinata a sfuggirci di mano”.

Ma cosa sono questi scenari? E cosa prevede lo scenario 3? Il primo scenario prevede una trasmissione localizzata, ridotta a dei focolai circoscritti. Era in pratica lo scenario che abbiamo vissuto quest’estate. Il secondo non si discosta molto, tranne che per una trasmissibilità più sostenuta e generalizzata, ma sempre gestibile dal punto di vista sanitario.

Veniamo dunque al terzo scenario, quello attuale. Esso descrive una diffusione sostenuta del virus, ma con dei rischi di tenuta da parte del servizio sanitario solo nel medio periodo. E cosa c’è dopo? Il quarto scenario in pratica lo abbiamo già vissuto a marzo. Se la situazione epidemiologica non è più sotto controllo, con delle criticità per gli ospedali già nel breve periodo, l’unica soluzione possibile sarà un nuovo lockdown.