Il governo non riesce a trovare una posizione condivisa sul Mes

Due ore di vertice a Palazzo Chigi per cercare di portare chiarezza sulla questione Mes, il meccanismo europeo di stabilità. Ma al termine della riunione - che si è svolta in un clima positivo e costruttivo - i nodi principali sono ancora da sciogliere, sul tavolo restano le obiezioni di M5s e Leu, con il "paradosso" che a difendere l'accordo ci sia chi non lo ha sottoscritto. Proseguiranno quindi nei prossimi giorni le riunioni tecniche e politiche per trovare una quadra.


GUALTIERI DIFENDE ACCORDO, DUBBIOSI M5S E LEU - Da una parte c'è il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, "deciso e determinato" nel sostenere la bontà dell'accordo, pur sottolineando la posizione paradossale di dover difendere un'intesa attaccata dalla Lega, che l'ha negoziata. Il titolare del Mef ne ha difeso i punti di forza e i miglioramenti che interessano l'Italia.

C'è stata "forte sintonia - riferiscono fonti di via XX settembre - sulla necessità che, riguardo all'introduzione della garanzia sui depositi nell'ambito del completamento dell'Unione bancaria, la roadmap sia sufficientemente ambiziosa e salvaguardi gli interessi del Paese". Le spiegazioni di Gualtieri però non sciolgono i dubbi di Cinquestelle e Leu. Stefano Fassina sottolinea il possibile rischio di segregazione, ovvero che ci siano Paesi di serie A e serie B nell'accesso alla liquidità del cosiddetto fondo Salva-Stati, dovuto a criteri troppo severi di ammissibilità fissati dalle nuove regole.

Gualtieri avrebbe riconosciuto come legittime tutte le osservazioni, assicurando tuttavia che con il disco verde alla riforma del Mes non ci sarebbero danni per il Paese. Dal canto suo il M5S, nel corso del vertice, evidenzia "quelle che ritiene, sin da giugno, criticità importanti" e che dunque "l'incontro è stato utile, ma rimangono sul tavolo i nodi maggiori. Restiamo perplessi", dicono i parlamentari M5s Alvise Maniero e Raphael Raduzzi.


L'AFFONDO DELLA LEGA - Dal canto suo il leader della Lega ribadisce "la netta contrarietà" all'intesa e va giù duro contro il presidente del Consiglio: "Non vorrei che Conte avesse venduto la nostra sovranità per tenersi la poltrona. Se così fosse, sarebbe alto tradimento e, in pace o in guerra, è un reato punibile con la galera. Il no a quel trattato - continua Slavini - era opinione comune sia della Lega che dei 5 Stelle. Un'indicazione ribadita in ogni occasione pubblica e privata. Non capisco come si possa trasformare un no in un ni, un sì in un forse".  


"PARECCHIE CONVERGENZE" CON MOSCOVICI - Sul tema ci sono invece "parecchie convergenze" tra Conte, Gualtieri e Moscovici. A dirlo è proprio il Commissario europeo agli Affari economici secondo il quale bisogna "affrontare l'argomento senza tabù. È normale porsi delle domande e approfondire, ma non va bene deformare la realtà. Bisogna rimettere chiesa al centro del villaggio e usare buonsenso. Ci sono cose che sono già nel meccanismo di stabilità - spiega durante un incontro con la stampa italiana a Roma - c'è una fluidificazione di questi elementi. Tutto ciò è a favore della riduzione del debito e questo ovviamente è a favore dell'Italia. Nessuno ha voluto mettere l'Italia sotto tutela, è un grande Paese che deve avere fiducia in se stesso e nelle istituzioni internazionali".

Secondo Moscovici, inoltre, le modifiche al trattato "vengono molto sopravvalutate", lo scopo dell'accordo è "evitare derive che potevano essere assolutamente nocive che altri paesi volevano introdurre, con degli automatismi che non abbiamo voluto mettere in opera". In quest'ottica, "non capisco - prosegue - perché l'Italia dovrebbe considerare" il Mes "un problema, è piuttosto un aiuto e un progresso per sistema bancario italiano" e "un passo in avanti verso l'unione bancaria".