Il governo presenta un piano per l'ex Ilva, ma per Mittal è carta straccia. Sindacati delusi

Giuseppe Colombo
TARANTO, ITALY - NOVEMBER 29: General view of the Arcelormittal plant on November 29, 2019 in Taranto, Italy. The former Ilva of Taranto, the largest steel plant in Europe, was acquired by the Arcelor Mittal group which committed itself to the construction of the coverage of the mining basin, an immense work destined to face the dispersion of highly harmful micro-particles for the health of the citizens of the nearby neighborhood of Tamburi and the entire city and to try to reduce the environmental impact consequently from the production phases. (Photo by Ivan Romano/Getty Images)

È quando sta per finire l’ennesimo incontro al ministero dello Sviluppo economico che Stefano Patuanelli dà un colpo di reni per provare a tirare i sindacati dalla parte del governo. Lo fa con una data e una doppia metafora: “L’accordo per l’Ilva del 2018 con Mittal non è stato scritto sulla carta igienica né con l’inchiostro simpatico”. Un attimo prima, dall’altra parte del tavolo, i leader di Cisl e Uil, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno rovesciato addosso al ministro tutta la delusione per il contropiano da spedire ai franco-indiani. Citare l’intesa di un anno fa, l’optimum, la condizione ideale, non basta. I sindacati non si fidano di una modifica sostanziale a quel piano e cioè la cassa integrazione transitoria. La controproposta si rivela fragile. Addirittura carta straccia per Mittal.

Il futuro dell’acciaieria di Taranto si fa sempre più complesso. Intreccia piani diversi, chiama in causa attori - governo, sindacati, azienda e magistratura - che non riescono a mettersi d’accordo su una visione, prima ancora che su una soluzione. Il giudice firma l’ordine di esecuzione per spegnere l’altoforno 2, rendendo incandescente una situazione già di per sé molto calda perché rinvigorisce la decisione di Mittal di prevedere la cassa integrazione straordinaria, quindi strutturale, per 3.500 lavoratori. I sindacati sono scollati dal governo. L’esecutivo, a sua volta, mette sul piatto un piano che ricalca quello del 2018, con poche aperture perché poche sono se messe in relazione con la proposta della controparte. Tutto questo determina lo stallo.

Lo scetticismo e i dubbi dei sindacati prendono corpo nelle dichiarazioni che i segretari, nazionali e di categoria (il leader della Cgil Maurizio Landini era a Milano per le commemorazioni della strage di Piazza Fontana) rilasciano al termine dell’incontro al Mise. Dice Furlan: “Il governo non ci ha ancora mostrato un suo piano industriale, se non queste linee di conferma...

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