Il Governo resiste alle paure della scuola, Bianchi: "Nessun ripensamento, ritorno in presenza"

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- (Photo: MARCO BERTORELLO via AFP via Getty Images)
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I presidi domandano il rinvio del rientro a scuola per far fronte all’aumento dei contagi, ma dall’Esecutivo niente passi indietro, come afferma il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: “Nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza”. Le parole del ministro sono arrivate oggi, a margine delle celebrazioni dell’anniversario della nascita della bandiera Tricolore a Reggio Emilia: così Bianchi è stato categorico sull’appello firmato da oltre 1.500 presidi per chiedere di posticipare di due settimane (restando in Dad) il rientro tra i banchi di lunedì, per permettere di vaccinare tutti gli alunni. “Siamo molto attenti a voci che ci arrivano dal Paese, ma anche dalle tante voci che ci dicono che la scuola debba restare in presenza”, ha detto il ministro.

A ribadire la decisione anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa in un’intervista al Corriere della Sera. “Il governo ha preso una decisione chiara: riprenderemo il 10 gennaio con le nuove regole che garantiranno maggiore sicurezza”. L’obiettivo, rimarca il sottosegretario, è “garantire la scuola in presenza” e “a quello continuiamo ad attenerci”.

A rischiare di finire più facilmente in Dad, sono i bambini di asili e primarie. Questo perché, spiega Costa, “la campagna vaccinale per la fascia 12-19 anni è già iniziata da tempo. Oltre il 70% è vaccinato”. E dunque, “con coerenza possiamo applicare regole diverse”. È “giusto”, per il sottosegretario, “riconoscere ai vaccinati continuità della scuola in presenza”.

Su distanziamento e qualità dell’aria in classe, si poteva fare di più, ammette il sottosegretario Costa. “Paghiamo scelte del passato che ci danno scuole non adeguate”, dice il sottosegretario, che assicura: “Molti fondi del Pnrr saranno investiti sull’edilizia scolastica”.

A parlare della situazione scuola anche il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso (Lega) in un’intervista al quotidianoLa Repubblica. “Troppi” tre casi in classe per andare in Dad, “andrebbero ridotti a due”, sottolinea Sasso che evidenzia anche la necessità del ricambio d’aria a scuola:

“Non è possibile che dopo un anno di governo Conte e dieci mesi di governo Draghi non siamo riusciti a dotare le nostre scuole di un sistema di aerazione”.

Sasso definisce “deludente” il Cts per non avere inserito l’aerazione nelle linee guida per la scuola e chiede “un provvedimento specifico”. Le misure del governo prevedono la Dad per i non vaccinati nelle scuole superiori con due positivi in classe. Su questo punto, Sasso afferma:

“La distinzione tra vaccinati e no è una discriminazione del diritto allo studio. La scuola è luogo di inclusione, un brutto precedente”.

Il sottosegretario continua a spingere per la didattica in presenza, perché “il milione di docenti italiani non è tutto pronto per questa nuova didattica”. Quella a distanza, poi, “per i ragazzi disabili è solo un male”, prosegue Sasso.

A pronunciarsi anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Sulla scuola ”è stata fatta un’attenta valutazione, con un lungo confronto, sono state prodotte linee guida che consentiranno la ripresa della scuola in sicurezza. È verosimile che questa variante Omicron che aumenterà ancora i casi rappresenti il canto del cigno della pandemia, credo che siamo alle battute finali. La pandemia si trasformerà presto in endemia”, ha detto il sottosegretario a Radio Cusano Campus.

“Sappiamo che a scuola i contagi possono avvenire con più facilità perché minore è la popolazione vaccinata, ma minori sono anche i danni - ha aggiunto Sileri - con mascherine, distanziamento e quarantena credo che la situazione sarà sotto controllo. È chiaro che ci sarà una maggiore circolazione del virus dopo la pausa natalizia, ma credo che con le regole che sono state messe la scuola sarà un posto sicuro. Sicuramente ci saranno quarantene e Dad, ma si può ripartire in sicurezza con queste regole”.

“Parlo a titolo assolutamente personale: per me due settimane di Dad sarebbero molto importanti, perché se oggi siamo a 200mila casi, per lo più sottostimati, immaginiamo tra una settimana cosa vedremo”. Così Guido Rasi, Guido Rasi, consulente del Commissario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo, ospite di ‘Agorà’ su Raitre ha parlato del tema scuola, aggiungendo che - a suo personale giudizio - “se non facciamo due settimane adesso poi dovremo fare una cosa frammentata nei prossimi tre mesi”.

Anche il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha parlato della situazione delle scuole, intervenendo oggi a Non Stop News su RTL 102.5. “A metà settembre noi pubblicammo il report sulla sicurezza Covid nelle scuole, dove c’erano due elementi fondamentali richiesti: investire sui sistemi di areazione e ventilazione, non fatto, e introdurre un sistema di screening sistematici, anche questo non fatto”, ha detto Cartabellotta.

Il presidente Gimbe ha proseguito: “Diciamo che quello che si doveva fare si sapeva già. Ora si è puntato tutto sulle vaccinazioni, ma per esempio per ciò che riguarda la fascia 5/11 anni abbiamo fatto in tre settimane circa 400mila vaccinazioni che per qualcuno sono tante ma in realtà ci sono ancora 3 milioni e 200mila bambini da vaccinare. Ne rimangono ancora 900mila della fascia 12/19 anni. Questo periodo natalizio doveva essere utilizzato per investire al meglio nella comunicazione e nella vaccinazione di tutta la fascia 5/19 anni che avrebbe ripreso le scuole”.

“Non si può continuare con lo slogan ‘niente DAD, scuola sicura’ perché questo di fatto non è possibile in un momento di circolazione di un virus che raddoppia i casi ogni due giorni. È evidente che quello che stanno chiedendo i presidi, ovvero utilizzare queste due settimane per potenziare la vaccinazione, è ragionevole. Però due settimane di DAD senza nessun intervento di incremento delle coperture vaccinali in queste fasce d’età può lasciare il tempo che trova. È evidente che con questa circolazione virale sarà molto difficile mantenere le classi in presenza”, ha concluso Cartabellotta.

Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (Anp), Antonello Giannelli, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus parlando del ritorno a scuola in presenza il 10 gennaio. “Il governo non si è consultato con noi. Abbiamo incontrato il ministro il 4 gennaio e in quell’occasione io ho ritenuto opportuno dirgli che sarebbe stato meglio rimandare di qualche settimana il rientro in presenza. In quelle due settimane si potrebbe alzare la percentuale di alunni vaccinati, si potrebbe organizzare la distribuzione di mascherine Ffp2 e organizzare sul territorio una campagna di testing degna di questo nome”, ha detto. Giannelli ha proseguito: “Il nostro SSN non è in grado di assicurare il tracciamento nei tempi previsti, soprattutto con tutti questi contagi. Se stiamo 2-3 settimane in dad non succede nulla, c’è una demonizzazione della Dad che è senza senso. Capisco che il governo abbia la sola preoccupazione delle persone che per lavorare hanno bisogno di lasciare i figli a qualcuno. La scuola viene considerata solo un servizio sociale, tutto il resto è contorno e marginale. La scuola ha anche questa funzione, ma non può ridursi solo a questo”.

“È vero che le regole ci sono e se uno le rispetta la sicurezza è assicurata, il problema è l’applicazione – ha aggiunto Giannelli -. Se la tempistica dei tamponi non è quella che il protocollo prevede sulla carta, è chiaro che noi avremmo a scuola degli alunni che sono positivi senza saperlo. Nelle nuove regole c’è scritto che se alle superiori ci sono un paio di alunni positivi si rimane in presenza ma con la mascherina ffp2, la mia proposta è di utilizzarle in modo generalizzato. Si dovrebbero prendere tutte quelle misure di sicurezza idonee ad alzare il più possibile il muro contro il virus. Si potrebbe tornare a scuola in presenza il 31 gennaio e fino ad allora fare le cose che ho detto. Abbiamo ancora troppi pochi ragazzini che sono vaccinati. Bisogna vaccinare il più possibile gli alunni, magari organizzando degli hub vicino alle scuole. Credo però che il governo ne faccia una questione politica, non credo che tornerà sui suoi passi. Se ci fosse la volontà politica tutto si potrebbe fare, non ci sarebbero ragioni ostative”.

Intanto il decreto, che ha incassato l’unanimità del Consiglio dei ministri, è pronto ad essere pubblicato in Gazzetta e il Governo è quindi deciso a far valere la sua linea: l’obiettivo delle misure adottate ”è tornare nelle aule in presenza e sicurezza”, ribadisce il ministro dell’Istruzione Bianchi. Nelle scuole dell’infanzia, con un positivo si va in quarantena per 10 giorni mentre alle elementari, con un caso si applica la sorveglianza con test al primo e dopo cinque giorni mentre con 2 casi si rimane a casa per 10 giorni. Alle scuole medie e alle superiori, invece, con due casi si resta in classe (con l’autosorveglianza e utilizzo della Ffp2), con tre casi vanno in Dad per 10 giorni solo i non vaccinati e chi si è vaccinato da più di quattro mesi, mentre solo con 4 casi resta a casa tutta la classe.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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