Il governo resta diviso sulle concessioni autostradali

Governo ancora diviso sulla revoca della concessione ad Autostrade. Se il M5s è compatto nel pretendere la caducazione della convenzione, il Pd è per un approccio più garantista, mentre Italia Viva è contraria. Il partito di Matteo Renzi ha già, in sede di approvazione del decreto Milleproproghe, manifestato il suo dissenso alla norma che prevede, in caso di revoca, il passaggio delle concessioni da Aspi ad Anas.

Il decreto prevede anche la cancellazione dell'indennizzo. Aspi, dal canto suo, non sta a guardare e se in sede di conversione del decreto non ci saranno modifiche significative attivera' la risoluzione del contratto a fine gennaio. In questo modo infatti potrebbe incassare oltre 23 miliardi di euro evitando il fallimento della società.

A consentirglielo, l'articolo 9 bis, comma 4, della convenzione secondo cui, in caso di modifica della norma della convenzione stessa, come accaduto con il decreto legge Milleproroghe, il concessionario ha 30 giorni di tempo per decidere se accogliere la modifica o esercitare il diritto di recesso.

I canali di dialogo tra governo e società restano comunque aperti. Aspi starebbe mettendo a punto un nuovo piano industriale in netta discontinuità con il passato, puntando su manutenzione e investimenti. Accanto a ciò i pontieri stanno lavorando a un accordo che prevederebbe una compensazione economica in contanti e un taglio delle tariffe.

La società controllata da Atlantia ha annunciato di aver istituito una specifica business unit di ingegneria dedicata per la gestione diretta delle attività di progettazione e direzione lavori, finora affidate a Spea.

Sulla questione si è espresso il segretario del Pd, Nicola Zingaretti spiegando che sulla revoca delle concessioni "è normale che ci sia un dibattito" all'interno della maggioranza di governo, "ma, come sta accadendo sulla prescrizione, le alleanze sono fatte per trovare una sintesi, e penso che questa sintesi si farà".

Per il leader dem "il governo sta avviando queste verifiche e nel merito si prendono le decisioni, non con preconcetti, ma - ha osservato ancora - senza far finta che non sia accaduto nulla". Sempre Autostrade per l'Italia - in merito ad alcuni articoli comparsi sui media sul mancato adeguamento alla legislazione comunitaria delle gallerie autostradali appartenenti al network transeuropeo - ha spiegato che gli interventi previsti dalla normativa Ue "non riguardano, in alcun caso, la sicurezza strutturale delle gallerie".

Sulla rete Aspi, "l'adeguamento di tali impianti è in corso, o in alcuni casi già concluso, in oltre 90% delle gallerie interessate. Nel restante 10% i lavori sono in corso di aggiudicazione". Sulla questione è intervenuta anche Aiscat evidenziando che non ci sono 200 gallerie a rischio e che "è profondamente sbagliato e fuorviante collegare i ritardi nell'adeguamento alla normativa europea con qualsiasi problema di sicurezza strutturale delle gallerie stesse".

Mentre il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Paola De Micheli, ha spiegato che "non c'è un rischio ma una attività di adeguamento ad alcune norme obbligatorie, è una attività comunque in ritardo ma che garantisce la sicurezza dentro le gallerie".