Il governo vuole abbattere il 50% dei cinghiali in Italia: gli animalisti protestano

Cinghiale
Cinghiale

Scontro aperto tra il governo e gli animalisti sull’abbattimento dei cinghiali, ritenuti responsabili della diffusione della peste suina. Per lo Stato la soluzione è quella di abbattere il 50% dei cinghiali presenti in ogni regione. Gli animalisti, oltre a ritenere questa misura crudele, la ritengono dannosa perchè potrebbe aumentare il rischio di contaminazione.

Peste suina, il governo vuole abbattere il 50% dei cinghiali

L’intervento del governo è stato anticipato dal sottosegretario alla salute Andrea Costa, che ha dichiarato: “Abbiamo chiesto alle regioni di elaborare ciascuna un piano che è stato approvato dall’Ispra per l’abbattimento in ogni regione del 50% della popolazione di cinghiali presenti, abbattimenti saranno fatti anche nelle aree protette”. Questo provvedimento era già stato deciso tempo prima e, Costa, spera che il governo possa arrivare presto “ad approvare la modifica della normativa sulla caccia portando da 3 a 5 mesi il periodo venatorio“.

Gli animalisti protestano

Non ci stanno gli animalisti delle associazioni Enpa, Lac, Lav, Leidaa. Gli animalisti sostengono che, quello preso dal governo, sia “un provvedimento pericoloso, dannoso, cieco alle istanze della scienza e della precauzione sanitaria. È un testo ad uso e consumo dei cacciatori, un ulteriore tentativo di stravolgere la legge quadro solo per ricevere consensi dal mondo venatorio e da parte del mondo agricolo“. La loro tesi è motivata anche dal fatto che nel provvedimento del governo è previsto l’abbattimento dei cinghiali con l’uso di armi da fuoco. Secondo gli animalisti, quindi, sparare ai cinghiali porterebbe ad una maggiore diffusione della peste suina causata dal sangue degli animali che contaminerebbe le zone in cui vengono abbattutti.

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