Il grande processo coinvolse 475 imputati

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Maxiprocesso a Palermo
Maxiprocesso a Palermo

Il maxiprocesso a Palermo contro cosa nostra è iniziato il 10 febbraio 1986 ed è andato avanti fino al 30 gennaio 1992. Per maxiprocesso, però, si intende più che altro il processo di primo grado, finito il 16 dicembre 1987. Arringhe, testimonianze e racconti si sono tenute nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone.

Maxiprocesso di Palermo

Il maxiprocesso ha coinvolto 475 imputati per diversi capi d’accusa, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso. É considerato la prima vera reazione dello Stato Italiano contro la mafia siciliana. Per la prima volta, lo Stato ha definito criminali tutti i membri di cosa nostra, perché appartenevano ad un’organizzazione mafiosa unitaria e di tipo verticistico. Il Pool antimafia di Palermo ha diretto tutti i procedimenti giudiziari e i giudici hanno avuto una visione completa del fenomeno della mafia siciliana. Un gruppo di magistrati specializzati è riuscito ad andare a fondo in alcune questioni importanti associate a cosa nostra. La situazione in Sicilia agli inizia degli anni Ottanta era drammatica. Dal 1981 al 1983 ci sono stati 600 omicidi. ma il 10 febbraio 1986 è iniziato finalmente il Maxiprocesso contro cosa nostra.

Un processo che ha attirato l’attenzione a livello mondiale. Più di 600 giornalisti si erano recati a Palermo per seguire ogni passo della sentenza. Per lo svolgimento giudiziario erano stati nominati due pubblici ministeri, due presidenti e due giudici. L’inizio del processo è stato particolarmente difficile, soprattutto perché tutti gli imputati cercavano di perdere tempo e inventavano imprevisti per non affrontare la giudiziaria. C’era sempre il rischio di un blocco improvviso, prima di una grande svolta. L’arrivo di Tommaso Buscetta ha cambiato completamente tutti i piani degli imputati. Il boss, con 400 pagine di interrogatorio, ha dato un duro colpo a cosa nostra. Buscetta ha svelato molti segreti della mafia e tutti i retroscena degli omicidi avvenuti tra il 1981 e il 1983. Le parole del collaboratore di giustizia hanno permesso di distruggere il muro di omertà che per anni aveva permesso a cosa nostra di muoversi come voleva. Ci sono state 349 udienze, 36 giorni di riunione in camera di consiglio e una sentenza senza precedenti: 19 ergastoli e 2665 anni di reclusione.