Il grande pugile olimpionico Muhammad Ali era così irritato dal razzismo che gettò la sua medaglia in un fiume

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Didascalia:  I vincitori delle medaglie olimpiche del 1960 dei pesi massimi leggeri del pugilato sul podio dei vincitori a Roma:  Cassius Clay (ora Muhammad Ali) (C), oro; Zbigniew Pietrzykowski della Polonia (R), argento; e Giulio Saraudi (Italia) e Anthony Madigan (Australia), bronzo a pari merito. (Photo by Central Press/Getty Images)
Didascalia: I vincitori delle medaglie olimpiche del 1960 dei pesi massimi leggeri del pugilato sul podio dei vincitori a Roma: Cassius Clay (ora Muhammad Ali) (C), oro; Zbigniew Pietrzykowski della Polonia (R), argento; e Giulio Saraudi (Italia) e Anthony Madigan (Australia), bronzo a pari merito. (Photo by Central Press/Getty Images)

Autore: Zhenyuan Hong, articolo apparso originariamente su Yahoo Taiwan

Gli incontri di pugilato delle Olimpiadi di Roma del 1960 hanno fatto la storia, grazie a due pugili che sono poi diventati leggende del pugilato professionistico. Uno di loro era Muhammad Ali, forse il più grande pugile della storia, che regalò al mondo tre indimenticabili momenti alle Olimpiadi.

Ali non solo ha avuto un enorme successo nel pugilato professionistico ma ha anche vinto il più alto titolo nel pugilato dilettantistico: la medaglia d'oro alle Olimpiadi. Il suo legame con le Olimpiadi dura 36 anni e abbraccia tutti i successi e i titoli della sua vita.

Aveva solo 18 anni quando partecipò alle Olimpiadi di Roma e non aveva ancora cambiato nome. Dopo essersi convertito all'Islam, si presentò come Muhammad Ali. Anche se la sua carriera da pugile era iniziata solo sei anni prima, il suo viaggio nel pugilato ha avuto origine dal furto della sua bicicletta.

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Quando il dodicenne Ali denunciò il furto della bicicletta alla polizia, la sua collera che lo spinse a dire di voler impiccare il ladro, ma l'ufficiale di polizia lo convinse a dedicarsi al pugilato. Dopo aver visto alcuni programmi di pugilato in TV, decise finalmente di dedicarsi allo studio di questa nobile arte. Tale decisione non solo lo condusse a vincere una medaglia d'oro alle Olimpiadi, ma creò anche un mito del pugilato.

Nonostante avesse solo 18 anni quando gareggiò alle Olimpiadi, Ali vinse l'oro nella categoria degli 81 kg con una facilità sconvolgente. Il suo primo combattimento olimpico contro Yvon Becaus fu interrotto dall'arbitro quando il belga si ferì alla testa, garantendo ad Ali il passaggio all’incontro successivo.

L’incontro successivo fu contro Gennadiy Shatkov, di dieci anni più vecchio e considerato un eroe dell’Unione Sovietica, dopo aver vinto due medaglie d'oro ai campionati europei e un oro alle Olimpiadi di Melbourne del 1956. Ali lo sconfisse facilmente per 5 a 0.

Sulla sua strada verso l'oro, Ali sconfisse, di nuovo con un punteggio di 5 a 0, anche il polacco Zbigniew Pietrzykowski, due volte campione europeo e due volte medaglia di bronzo alle Olimpiadi. Questo storico incontro alle Olimpiadi garantì alla squadra statunitense un altro oro.

Didascalia: L'ex pugile olimpico Muhammad Ali accende un dispositivo che a sua volta accenderà il braciere olimpico per inaugurare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi estive del 1996, il 19 luglio ad Atlanta. La nuotatrice statunitense Janet Evans (R) lo osserva dopo avergli consegnato la torcia. (Reuters)
Didascalia: L'ex pugile olimpico Muhammad Ali accende un dispositivo che a sua volta accenderà il braciere olimpico per inaugurare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi estive del 1996, il 19 luglio ad Atlanta. La nuotatrice statunitense Janet Evans (R) lo osserva dopo avergli consegnato la torcia. (Reuters)

Le Olimpiadi fecero entrare Muhammad Ali e l'italiano Nino Benvenuti nella Hall of Fame del pugilato, ma la storia olimpica di Ali non era terminata, ma si apriva un secondo capitolo, sorprendente quanto i suoi incontri sul ring.

All’epoca, il fenomeno del razzismo negli Stati Uniti era estremamente grave. Ali era convinto che vincere l'oro alle Olimpiadi per il suo paese avrebbe cambiato la situazione, ma al suo ritorno scoprì che era rimasta identica. Si dice che, in preda alla collera per non essere stato servito in un ristorante poiché nero, lanciò la sua medaglia in un fiume.

Nonostante non ci fossero prove fisiche dell’accaduto, un amico di Ali, il noto scrittore e regista Howard Bingham, e il suo allenatore Bundini Brown confermarono alla stampa la veridicità di questa storia. Nelle sue successive testimonianze scritte, Ali disse di aver gettato la medaglia in preda alla rabbia, a causa di discriminazioni subite un anno dopo le Olimpiadi.

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Poco dopo la fine delle Olimpiadi di Roma, Ali inaugurò un nuovo glorioso capitolo della sua vita, diventando un professionista. Quando si ritirò nel 1981, era una importante personalità in tutto il mondo, la cui influenza si era da tempo diffusa oltre lo sport, in settori come politica, religione, musica e spettacolo, mantenendo tuttavia un forte legame con le Olimpiadi.

Nel 1996, per la quarta volta si tennero le Olimpiadi estive negli Stati Uniti, in concomitanza con il 100° anniversario dei Giochi olimpici moderni. A circa 15 anni dal suo ritiro, Ali, allora affetto da una grave forma di Parkinson, accese l’ultima torcia olimpica durante la cerimonia di apertura.

Nonostante il forte tremore della mani causato dalla grave malattia, lo spirito indomito nei suoi occhi era visibile al mondo intero, e l'uomo che accese la fiamma era ancora il dio del pugilato che tanta gente venerava. Questa immagine è diventata uno dei momenti più toccanti della storia olimpica e ha permesso a Muhammad Ali di regalare al mondo un secondo iconico momento olimpico.

Didascalia: STATI UNITI—3 AGOSTO: GIOCHI OLIMPICI: ATLANTA 1996 il 03/08/96, Juan Antonio SAMARANCH consegna la MEDAGLIA D'ORO del 1960 a Muhammad ALI (Foto di Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images)
Didascalia: STATI UNITI—3 AGOSTO: GIOCHI OLIMPICI: ATLANTA 1996 il 03/08/96, Juan Antonio SAMARANCH consegna la MEDAGLIA D'ORO del 1960 a Muhammad ALI (Foto di Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images)

Anche il terzo iconico momento olimpico di Ali ebbe luogo ad Atlanta nel 1996. Durante l'intervallo di una partita di pallacanestro maschile della squadra statunitense, Juan Antonio Samaranch, allora Presidente del Comitato Olimpico Internazionale (COI), diede ad Ali una medaglia d'oro olimpica sostitutiva appositamente realizzata, in onore dei suoi successi politici e culturali, permettendogli di rivivere il suo sogno olimpico.

Tra il pubblico presente alla cerimonia figuravano diverse star, tra cui campioni della NBA della squadra olimpica di basket maschile degli Stati Uniti, come Reggie Miller, Shaquille O'Neal, Karl Malone, Charles Barkley e Scottie Pippen, che si avvicinarono a mostrare i loro rispetti ad Ali.

Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi del 2016, il pensiero di molte persone fu rivolto ancora una volta ai successi olimpici di Ali, che morì il 3 giugno di quell'anno per setticemia. Praticamente tutta Louisville, in Kentucky, città natale di Ali, assistette al corteo funebre. Anche se Muhammad Ali non è più tra noi, ci ha lasciato una leggenda che durerà per sempre.

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