Il grande Risiko del mercato dell'auto

paolo fiore
Elettriche o tradizionali, europee, nipponiche, statunitensi: le case automobilistiche sono alle prese con un momento complicato. Tra vendite in calo, cambi di leadership e nuove alleanze: un nuovo Risiko è all'orizzonte. Da Nissan a Ford passando per Fca e Volkswagen, ecco i capitoli principali. Nissan: a casa un lavoratore su 10L'ultimo tonfo è anche quello piu' fragoroso. Dopo l'arresto per illecito finanziario dell'ex presidente Carlos Ghosn, Nissan ha annunciato che taglierà 12.500 posti entro il 2023: andrà a casa un lavoratore su dieci. La notizia fa il paio con il crollo del 95% degli utili nel trimestre. Colpa di un forte calo delle vendite, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa.Secondo l'Acea, l'associazione dei costruttori auto europei, nei 28 Paesi Ue e in quelli dell'area Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) le immatricolazioni di Nissan sono calate del 24,2%: rispetto allo scorso anno, ne è evaporata una su quattro. Nessun'altra casa ha fatto peggio. Con questi dati non certo brillanti il gruppo giapponese si presenta al tavolo di Renault per ridiscutere i termini della loro alleanza, guardando quindi con interesse alle eventuali nozze tra il gruppo francese e Fca. Fca un anno dopo MarchionneLa fame di alleanze è raccontata dai numeri. Il mercato europeo ha perso il 7,9% a giugno (il 2,1% in Italia). In parte, spiega l'Acea, la flessione è dovuta ai pochi giorni lavorativi del mese (appena 19). Non basta però a spiegare la debolezza del settore: nei primi sei mesi dell'anno, infatti, le immatricolazioni sono calate del 3,1% (del 3,5% in Italia). Fca diffonderà la trimestrale il 31 luglio, ma l'Acea racconta già uno scenario negativo: nel primo semestre le immatricolazioni sono diminuite del 9,5% nonostante i buoni risultati di Jeep e Lancia-Chrysler.Continuano a perdere quota sia il marchio Fiat che quello Alfa Romeo. Nissan esclusa, è la peggiore performance tra i grandi produttori. A 12 mesi dalla morte del ceo che ha cambiato volto alla compagnia, Fca si è ritrovata con dieci miliardi di capitalizzazione in meno (anche se sono tornati i dividendi nelle tasche degli azionisti) e con il dossier alleanze ancora aperto. La società si è fatta avanti per stringere la mano a Renault, ma l'offerta è stata rifiutata. Negli ultimi due giorni, però, il titolo è tornato brillante per il riproporsi di voci che vogliono la trattativa mai del tutto abbandonata. Le mosse dei produttori francesiNei primi sei mesi dell'anno, Psa Peugeot ha annunciato un calo delle immatricolazioni del 12,8%. La flessione è contenuta in Europa, dove il marchio Citroen mostra segnali di crescita. Ma in un giugno nero (8,2%) non si salva nessun brand della casa. L'altro grande produttore francese, Renault, fa meglio del suo connazionale e si è (per il momento) negato a Fca. Ma non certo perché le sue vendite brillino.Nel primo semestre, la casa francese ha venduto il 6,7% di auto in meno. Il marcato europeo soffre un lieve calo, molto più consistente oltre i confini continentali. Renault ha comunque inquadrato il lato positivo: le sue vendite calano meno del mercato globale nel suo complesso (-7,1%). Non è bastato per convincere i mercati, che dopo la diffusione dei dati hanno punito il titolo. Le azioni hanno però ricevuto una scossa dopo le voci di dialogo ancora aperto con Fca. La risposta positiva dei titoli di entrambe le società sono il segno evidente che il mercato gradisce l'alleanza. La Germania tra alleanze e soci cinesiAnche Volkswagen accusa un calo delle vendite. Ma, scrollato di dosso il Dieselgate, sorride per due motivi: la flessione del 2,8% in un settore in picchiata consente al gruppo tedesco di guadagnare quota di mercato. E poi c'e' un conto economico positivo: l'utile operativo del primo semestre è aumentato del 10,3% e i ricavi sono lievitati del 4,9%.Nel frattempo - a giugno - Volkswagen ha ampliato l'alleanza con Ford: grazie a un investimento tedesco da 2,6 miliardi, le due case saranno socie nel capitale di Argo AI, una società specializzata nella guida autonoma. Partita nei veicoli commerciali, la partnership di Volkswagen e Ford si fa più stretta partnership su vetture elettriche e intelligenza artificiale.Anche l'altro produttore tedesco, Daimler (proprietario di Mercedes e Smart) ha dato segni di tenuta sul mercato europeo. Ma la novità più consistente è l'ingresso nel capitale della Beijing Automotive Industry Holding: la società cinese ha rilevato il 5% di Daimler e si affianca a un altro connazionale, Li Shufu, capo della Geely Automobile Holdings che ha già una quota del 10%. Le difficoltà spingono quindi alle alleanze, ma aprono anche le porte a chi ha il portafogli abbastanza pieno da investire. Usa: Ford ristruttura, Tesla non decollal fatturato di Ford tiene, ma l'utile netto tra aprile e giugno è crollato dell'86%. Colpa dei "costi di ristrutturazione", che si tradurranno nella chiusura di alcuni impianti e nel taglio di 7.000 posti di lavoro (parte dei 12.000 previsti entro il 2020). La società sopporterà quindi miliardi di costi subito (sono previsti altri 1,8 miliari nel corso dell'anno) per risparmiare nel lungo periodo. Il mercato non gradisce: il titolo ha perso il 5% nelle contrattazioni del dopo-borsa.Se le case automobilistiche tradizionali piangono, quelle "native elettriche" non ridono. Tutt'altro. Tesla ha reso appetibili le vetture elettriche, ma non è ancora riuscito a produrre utili. E alterna periodi in cui offre segnali positivi ad altri (come l'ultimo) in cui le indicazioni sono pessime: il rosso è stato di 1,12 dollari per azione, quasi quattro volte quella attesa dal mercato.I ricavi sono aumentati del 47% e la perdita netta si è ridimensionata rispetto ai 702 milioni di dollari di un anno fa. Ma resta comunque di 408 milioni di dollari. Più che i numeri, i dubbi del mercato (che ha punito il titolo con un calo del 10%) sono legati a un andamento ancora molto altalenante. In un mercato (quello dell'auto elettrica) che ancora non decolla. Lo ha confermato anche il colosso chimico tedesco Basf, che ha visto scendere l'utile del 47% e i ricavi del 4% a causa del rallentamento del mercato dell'auto e della guerra commerciale.

Elettriche o tradizionali, europee, nipponiche, statunitensi: le case automobilistiche sono alle prese con un momento complicato. Tra vendite in calo, cambi di leadership e nuove alleanze: un nuovo Risiko è all'orizzonte. Da Nissan a Ford passando per Fca e Volkswagen, ecco i capitoli principali.

Nissan: a casa un lavoratore su 10

L'ultimo tonfo è anche quello piu' fragoroso. Dopo l'arresto per illecito finanziario dell'ex presidente Carlos Ghosn, Nissan ha annunciato che taglierà 12.500 posti entro il 2023: andrà a casa un lavoratore su dieci. La notizia fa il paio con il crollo del 95% degli utili nel trimestre. Colpa di un forte calo delle vendite, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa.

Secondo l'Acea, l'associazione dei costruttori auto europei, nei 28 Paesi Ue e in quelli dell'area Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) le immatricolazioni di Nissan sono calate del 24,2%: rispetto allo scorso anno, ne è evaporata una su quattro. Nessun'altra casa ha fatto peggio. Con questi dati non certo brillanti il gruppo giapponese si presenta al tavolo di Renault per ridiscutere i termini della loro alleanza, guardando quindi con interesse alle eventuali nozze tra il gruppo francese e Fca.

Fca un anno dopo Marchionne

La fame di alleanze è raccontata dai numeri. Il mercato europeo ha perso il 7,9% a giugno (il 2,1% in Italia). In parte, spiega l'Acea, la flessione è dovuta ai pochi giorni lavorativi del mese (appena 19). Non basta però a spiegare la debolezza del settore: nei primi sei mesi dell'anno, infatti, le immatricolazioni sono calate del 3,1% (del 3,5% in Italia). Fca diffonderà la trimestrale il 31 luglio, ma l'Acea racconta già uno scenario negativo: nel primo semestre le immatricolazioni sono diminuite del 9,5% nonostante i buoni risultati di Jeep e Lancia-Chrysler.

Continuano a perdere quota sia il marchio Fiat che quello Alfa Romeo. Nissan esclusa, è la peggiore performance tra i grandi produttori. A 12 mesi dalla morte del ceo che ha cambiato volto alla compagnia, Fca si è ritrovata con dieci miliardi di capitalizzazione in meno (anche se sono tornati i dividendi nelle tasche degli azionisti) e con il dossier alleanze ancora aperto. La società si è fatta avanti per stringere la mano a Renault, ma l'offerta è stata rifiutata. Negli ultimi due giorni, però, il titolo è tornato brillante per il riproporsi di voci che vogliono la trattativa mai del tutto abbandonata.

Le mosse dei produttori francesi

Nei primi sei mesi dell'anno, Psa Peugeot ha annunciato un calo delle immatricolazioni del 12,8%. La flessione è contenuta in Europa, dove il marchio Citroen mostra segnali di crescita. Ma in un giugno nero (8,2%) non si salva nessun brand della casa. L'altro grande produttore francese, Renault, fa meglio del suo connazionale e si è (per il momento) negato a Fca. Ma non certo perché le sue vendite brillino.

Nel primo semestre, la casa francese ha venduto il 6,7% di auto in meno. Il marcato europeo soffre un lieve calo, molto più consistente oltre i confini continentali. Renault ha comunque inquadrato il lato positivo: le sue vendite calano meno del mercato globale nel suo complesso (-7,1%). Non è bastato per convincere i mercati, che dopo la diffusione dei dati hanno punito il titolo. Le azioni hanno però ricevuto una scossa dopo le voci di dialogo ancora aperto con Fca. La risposta positiva dei titoli di entrambe le società sono il segno evidente che il mercato gradisce l'alleanza.

La Germania tra alleanze e soci cinesi

Anche Volkswagen accusa un calo delle vendite. Ma, scrollato di dosso il Dieselgate, sorride per due motivi: la flessione del 2,8% in un settore in picchiata consente al gruppo tedesco di guadagnare quota di mercato. E poi c'e' un conto economico positivo: l'utile operativo del primo semestre è aumentato del 10,3% e i ricavi sono lievitati del 4,9%.

Nel frattempo - a giugno - Volkswagen ha ampliato l'alleanza con Ford: grazie a un investimento tedesco da 2,6 miliardi, le due case saranno socie nel capitale di Argo AI, una società specializzata nella guida autonoma. Partita nei veicoli commerciali, la partnership di Volkswagen e Ford si fa più stretta partnership su vetture elettriche e intelligenza artificiale.

Anche l'altro produttore tedesco, Daimler (proprietario di Mercedes e Smart) ha dato segni di tenuta sul mercato europeo. Ma la novità più consistente è l'ingresso nel capitale della Beijing Automotive Industry Holding: la società cinese ha rilevato il 5% di Daimler e si affianca a un altro connazionale, Li Shufu, capo della Geely Automobile Holdings che ha già una quota del 10%. Le difficoltà spingono quindi alle alleanze, ma aprono anche le porte a chi ha il portafogli abbastanza pieno da investire.

Usa: Ford ristruttura, Tesla non decolla

l fatturato di Ford tiene, ma l'utile netto tra aprile e giugno è crollato dell'86%. Colpa dei "costi di ristrutturazione", che si tradurranno nella chiusura di alcuni impianti e nel taglio di 7.000 posti di lavoro (parte dei 12.000 previsti entro il 2020). La società sopporterà quindi miliardi di costi subito (sono previsti altri 1,8 miliari nel corso dell'anno) per risparmiare nel lungo periodo. Il mercato non gradisce: il titolo ha perso il 5% nelle contrattazioni del dopo-borsa.

Se le case automobilistiche tradizionali piangono, quelle "native elettriche" non ridono. Tutt'altro. Tesla ha reso appetibili le vetture elettriche, ma non è ancora riuscito a produrre utili. E alterna periodi in cui offre segnali positivi ad altri (come l'ultimo) in cui le indicazioni sono pessime: il rosso è stato di 1,12 dollari per azione, quasi quattro volte quella attesa dal mercato.

I ricavi sono aumentati del 47% e la perdita netta si è ridimensionata rispetto ai 702 milioni di dollari di un anno fa. Ma resta comunque di 408 milioni di dollari. Più che i numeri, i dubbi del mercato (che ha punito il titolo con un calo del 10%) sono legati a un andamento ancora molto altalenante. In un mercato (quello dell'auto elettrica) che ancora non decolla. Lo ha confermato anche il colosso chimico tedesco Basf, che ha visto scendere l'utile del 47% e i ricavi del 4% a causa del rallentamento del mercato dell'auto e della guerra commerciale.