Il grido di dolore di Papa Francesco per i popoli indigeni

Oggi 9 agosto si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei popoli indigeni, proclamata nel 1994 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ci sono circa 370 milioni di persone indigene nel mondo che vivono in 90 paesi. Assieme costituiscono meno del 5 per cento della popolazione mondiale, ma rappresentano il 15 per cento dei più poveri. Esse parlano la stragrande maggioranza delle 7000 lingue del mondo e rappresentano 5.000 culture diverse.

I popoli indigeni, unici per l'eredità e la pratica di culture e modi di relazionarsi a genti e ad ambienti, hanno mantenuto caratteristiche sociali, culturali, economiche e politiche che sono distinte da quelle delle società dominanti in cui vivono. Hanno cercato per anni il riconoscimento delle loro identità, del loro modo di vivere e del loro diritto sulle terre d'origine e sulle loro risorse naturali, ma in tutta la storia i loro diritti sono sempre stati violati. 

Il più grande genocidio della storia

In America, sia del nord che del sud, tra il 1492 e il 1890 sono stati sterminati un numero compreso tra i 70 e il 115 milioni di nativi. Di gran lunga il più lungo e sanguinoso genocidio mai commesso nella storia umana. Un genocidio che, esattamente come quello nazista, si è alimentato innanzitutto di pregiudizi culturali e religiosi, giustificazioni alle quali se ne sommarono altre che si pretendevano scientifiche, come le teorie sull'evoluzionismo culturale che legittimavano la sottomissione dei nativi, chiamandola “civilizzazione”. 

Anche oggi i nativi sono probabilmente tra i gruppi più svantaggiati e vulnerabili del mondo., basta pensare ai Mapuche, un'etnia indigena che da tempo rivendica il diritto a riappropriarsi delle proprie terre che fino a un secolo fa si estendevano dall'Atlantico al Pacifico, nel cuore della Patagonia, tra Argentina e Cile, un territorio sfruttato da multinazionali, tra cui l'italiana Benetton.

La comunità internazionale riconosce che siano necessarie misure speciali per proteggerne i loro diritti e mantenerne intatti culture e costumi, ma i governi, è il caso proprio della connivenza di Buenos Aires e Santiago con i moderni latifondisti che tentano con ogni mezzi di allontanare i Mapuche. 

Dagli anni '90 i governi bolivariani, su impulso dell' indio Hugo Chavez, hanno avviato la più grande campagna per il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni, come è stato ricordato nei giorni scorsi al Foro di San Paolo riunito a Caracas. Il Venezuela e Cuba oggi sotto attacco non intendono rinunciarvi mentre in Bolivia il presidente indio Evo Morales si gioca  su questo la rielezione. 

Quest'anno la Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni cade alla vigilia del Sinodo per l'Amazzonia voluto da Papa Francesco. “Il grido amazzonico – si legge nell'Instrumentum Laboris – ci parla di lotte contro coloro che vogliono distruggere la vita concepita integralmente. Questi ultimi sono guidati da un modello economico legato alla produzione, alla commercializzazione e al consumo, dove la massimizzazione del profitto è prioritaria rispetto alle necessità umane e ambientali. In altre parole, sono lotte contro coloro che non rispettano i diritti umani e della natura”.

Questo approccio si presenta dichiaratamente in conflitto con i poteri che dominano non solo l'Amazzonia, ma il mondo intero: Occorre “ascoltare il grido della ‘Madre Terra' attaccata e gravemente ferita dal modello economico di sviluppo predatorio ed ecocida, che uccide e saccheggia, distrugge e sgombra, allontana e scarta, pensato e imposto dall'esterno e al servizio di potenti interessi esterni”.

L'intervista del Papa

Proprio oggi su questi temi si esprime il Papa in un'intervista alla Stampa. Il Sinodo per l'Amazzonia, ha detto, è “figlio” della “Laudato si'”. Chi non l'ha letta non capirà mai il Sinodo sull'Amazzonia. La Laudato si' non è un'enciclica verde, è un'enciclica sociale, che si basa su una realtà verde, la custodia del Creato". In merito il Papa ha citato "l'Overshoot Day: il 29 luglio abbiamo esaurito tutte le risorse rigenerabili del 2019. Dal 30 luglio abbiamo iniziato a consumare più risorse di quelle che il Pianeta riesce a rigenerare in un anno. È gravissimo. È una situazione di emergenza mondiale. E il nostro sarà un Sinodo di urgenza. Attenzione però: un Sinodo non è una riunione di scienziati o di politici. Non è un Parlamento: è un'altra cosa. Nasce dalla Chiesa e avrà missione e dimensione evangelizzatrici. Sarà un lavoro di comunione guidato dallo Spirito Santo".

Secondo Francesco, l'Amazzonia "è un luogo rappresentativo e decisivo. Insieme agli oceani contribuisce in maniera determinante alla sopravvivenza del pianeta. Gran parte dell'ossigeno che respiriamo arriva da lì. Ecco perché la deforestazione significa uccidere l'umanità. E poi l'Amazzonia coinvolge nove Stati, dunque non riguarda una sola nazione. E penso alla ricchezza della biodiversità amazzonica, vegetale e animale: è meravigliosa".

Al centro dei lavori ci sarà soprattutto

La denuncia degli ostacoli alla salvaguardia dell'Amazzonia. Che rappresentano, ha osservato il Papa, "la minaccia della vita delle popolazioni e del territorio deriva da interessi economici e politici dei settori dominanti della società" .

Dunque la politica deve "eliminare le proprie connivenze e corruzioni. Deve assumersi responsabilità concrete, per esempio sul tema delle miniere a cielo aperto, che avvelenano l'acqua provocando tante malattie. Poi c'è la questione dei fertilizzanti".

È il disastro ambientale, del resto, ciò che Francesco teme più di tutto per il nostro Pianeta. Ovvero "la scomparsa delle biodiversità. Nuove malattie letali. Una deriva e una devastazione della natura che potranno portare alla morte dell'umanità». Ma Francesco

Intravede una qualche presa di coscienza sul tema ambiente e cambiamento climatico «in particolare nei movimenti di giovani ecologisti, come quello guidato da Greta Thunberg, 'Fridays for future' . Ho visto un loro cartello che mi ha colpito: 'Il futuro siamo noi!' ".