"In questura mattanza senza motivo"

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dall'inviata Antonietta Ferrante "Vi sono in atti frequenti riferimenti a disturbi psichici dell'indagato, ma al momento non vi sono documenti medici al riguardo, e pertanto non paiono esservi elementi per sostenere che egli, al momento dei fatti, si trovasse in condizione penalmente rilevante", ossia per lui si possa invocare il vizio totale o parziale di mente. Lo scrive il gip di Trieste Massimo Tomassini nel provvedimento con cui ha convalidato il fermo e disposto l'arresto in carcere per Alejandro Augusto Stephan Meran che venerdì scorso ha impugnato due pistole e ha ucciso in questura gli agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. 

I due agenti sono stati centrati complessivamente con nove colpi partite dalla pistola di ordinanza di Rotta sottratta da Alejandro Augusto Stephan Meran che deve rispondere di duplice omicidio. In particolare, come da certificazioni mediche, Demenego "risultava attinto da cinque colpi, Rotta risultava essere stato colpito quattro volte".  

"E' doloroso dirlo, ma le due vittime, Rotta e Demenego, sono morte senza che si sappia il perché, ed un controllo in questura per fatto di per sé comunque non grave si è trasformato, a causa della furia dell'indagato, in una tragedia che non verrà presto dimenticata", prosegue il gip. 

In particolare si sottolinea come una persona "che, senza alcun plausibile motivo, pone in essere una simile mattanza è soggetto dotato di una carica di antisocialità" che non può essere contenuta se non applicando la massima misura cautelare, ossia il carcere dove verrà trasferito quando le sue condizioni - il 29enne è rimasto ferito nella sparatoria - lo consentiranno. Fino ad allora sarà piantonato costantemente in ospedale. 

Meran resta in carcere perché qualsiasi altra misura alternativa sarebbe "assolutamente inadeguata per una giusta salvaguardia del pericolo che allo stato rappresenta per la collettività". L'indagato risponde di reati di "assoluta gravità", ossia di "due omicidi volontari, di svariati tentativi di omicidio, insomma di una situazione che poteva avere un esito ancora più grave di quello già purtroppo raggiunto e tale evenienza dà conto di una aggressività e di una spinta criminogena la quale, ad onta della di lui incensuratezza, merita la massima attenzione ed il massimo rigore". 

In particolare nel provvedimento si definisce "molto inquietante" il fatto che il 29enne "abbia 'scarrellato' l'arma sottratta ad uno degli operatori atteso che tale gesto, non alla portata di tutti, dà adeguatamente conto di una familiarità con le armi, familiarità che si deduce nel semplice vedere le foto che lo ritraggono mentre impugna le due pistole", immagini estratte dalle telecamere interne alla questura. 

Il gip evidenzia che "dagli atti risulta che" l'uomo "abbia contatti ed appoggi in Germania" e che sussita un "rilevantissimo pericolo di recidiva". Se le telecamere "non riprendono i momenti cruciali dell'aggressione", ci sono "immagini assai chiare" di lui che ha nelle mani "due pistole, non una sola", e faceva "fuoco ad altezza d'uomo", come confermato da più testimoni. I due agenti sono "morti pressoché all'istante", dato che si deduce "dal numero di colpi sparati nei loro confronti" e dal fatto che le vittime non abbiano cercato di impedire la fuga del killer. 

Il numero di colpi sparati dimostra che "se già così il bilancio è insopportabilmente pesante, non vi ha dubbio alcuno di come il tutto potesse essere addirittura peggiore", si legge nel provvedimento.