Il leader di Forza Italia parla della sua antica battaglia che ora è diventata battaglia "di tutti"

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Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Sulla riforma della giustizia a Silvio Berlusconi non pare vero che le cronache gli diano sponda per il suo antico rovello, perciò affonda: “E la sinistra se ne accorge solo ora?”. Intervistato dal Corriere della Sera, il leader di Forza Italia spigola tutte le voci, le dichiarazioni e i fatti che fanno contrafforte alla sua linea madre e sempiterna e ventennale, quella linea che lo aveva portato ad andare in iperbole e a dire che i giudici sono “antropologicamente diversi”.

Berlusconi sulla riforma della giustizia: le sponde delle cronache recenti

E gli episodi, non sulla diversità antropologica ma sulla necessità di cambiare il game, non mancano: dalle scuse di Di Maio per la gogna mediatica su Uggetti allo struscio che il dem Bettini fa sul referendum sulla giustizia, tutta roba che gli dà il sollucchero delle Cassandre da riabilitare di corsa. Però Berlusconi, piaccia o meno, non è mai stato immune da finezze e sfumature, perciò in tema di giustizia un po’ ci gode un po’ ci vede lo stesso opportunismo che altri avevano attribuito a lui quando spediva i suoi avvocati a battagliare con le toghe. Zavattini diceva che l’età non produce saggi, ma solo vecchi, ma Zavattini evidentemente non conosceva Berlusconi.

Berlusconi sulla riforma della giustizia: “Sto meglio, grazie, sono i giudici la mia malattia”

Parlando del suo stato di salute Berlusconi, che in questo è impagabile, ha trovato la sua battuta sul pezzo: “Sto meglio, grazie, sono i giudici la mia malattia”. Con “36 processi e oltre 3.000 udienze e dopo aver speso 770 milioni in avvocati” fare il battutista per lui è un diritto acquisito. Come acquisito è il diritto di sorridere sornione quando il segretario Dem Enrico Letta va in televisione a spiegare in tema di giustizia una cosa che per Berlusconi sta a metà fra goduria e pionierismo non capito subito: “Noi siamo per garantire l’indipendenza della magistratura – aveva detto Letta – ma l’autogoverno totale non c’entra nulla con l’indipendenza. E datemi un amen per un Csm che non ne azzecca più una e concima le ragioni di chi lo mette in tacca di mira.

Berlusconi sulla riforma della giustizia: l’endorsement di Enrico Letta

la chiosa di Letta: “E quello che oggi non funziona è proprio l’autogoverno totale”. E quando Letta poi dice che “sarebbe opportuno togliere alcuni poteri di autogoverno ai magistrati e istituire un’alta corte fuori dal Csm per amministrare la parte disciplinare” al leader azzurro viene voglia di uscire sul balcone e urlare “l’ho detto io per primo!”. Poi però magari si ricorda, come messo bene da Francesco Verderami del Corsera, che a Napoli il centro destra appoggia un magistrato e si tace, represso ma si tace.

Berlusconi sulla riforma della giustizia: l’aria che tira nel paese reale

Quello che Berlusconi ha intuito non è tanto che le sue tesi hanno fatto breccia nei partiti una volta antitetici, ma che hanno iniziato a lusingare il paese reale, quello dove i suoi sondaggi pescano vittorie e riscosse. E siccome dai tempi della Bicamerale Berlusconi questo prova a fare, mettere in paese reale in asse con le sue idee e faccende, adesso può concedersi il lusso, per la prima volta dalla discesa in campo, di aspettare che qualcun altro faccia il lavoro sporco per lui. Andare all’incasso sarà due volte bello.

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