Il leader di Italia Viva traccia un ritratto molto poco lusinghiero delle presunte “skill dalemiane”

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Matteo Renzi ha idee molto chiare sull'attuale Pd
Matteo Renzi ha idee molto chiare sull'attuale Pd

Al Messaggero Matteo Renzi lo ha spiegato chiaramente cosa pensi lui dell’eminenza grigia del centro sinistra italiano, e non ha fatto un quadro idiliaco: “Se il Pd pensa che io si la malattia e D’Alema la cura auguri”. In una intervista al vetriolo il leader di Italia Viva ha tracciato un ritratto molto poco lusinghiero delle “skill dalemiane” e il sunto pare evidente: per lui tutto quello che D’Alema tocca o si rompe o fa opposizione di facciata. Il primo sassolino dalla scarpa Renzi se lo è tolto subito: “D’Alema mi ha sempre fatto la guerra da dentro e da fuori. Quando ho guidato il Pd abbiamo preso il 40%, governato 17 regioni su 20 e scritto pagine importanti sui diritti, per abbassare le tasse, sul lavoro e sull’impresa con Industria 4.0”.

Renzi non si sente la malattia e non vede in D’Alema la cura: “Con noi riforme, con lui culto della persona”

E in amarcord: “Con noi la classe operaia ha ricevuto più soldi, non solo con gli 80 euro. Per uno come D’Alema tutto ciò è una malattia. La ricetta del dottor D’Alema, chiamiamolo così, è avere il 20%, stare all’opposizione in larga parte delle Regioni, fare convegni sui diritti senza approvare alcuna riforma, fare scioperi sul lavoro e scommettere su sussidi di cittadinanza”. Insomma, per il leader di Iv ed ex guida dem “sono due visioni opposte della vita e della politica. Se i Dem di oggi pensano che il renzismo sia la malattia e D’Alema sia la cura sono contento per loro e faccio molti fervidi auguri”. È il motivo per cui non sono più nel Pd: io credo nel riformismo, loro nel dalemismo”.

Matteo Renzi e il rapporto che D’Alema ha con il Colle: chi è la malattia e chi è la cura secondo il leader di Iv

Poi il core del Colle: “D’Alema e il Quirinale hanno storicamente un rapporto complicato. I candidati che D’Alema appoggia vengono puntualmente bruciati dalle visioni di questo statista pugliese che ha una strategia talmente raffinata da fallire puntualmente”. E Renzi squaderna le sue “doleances” del passato: “In tanti debbono a D’Alema la propria bocciatura: nel 2015 D’Alema appoggiava Amato, nel 2013 Marini, nel 2006 appoggiava se stesso, nel 1999 un candidato dell’allora Ppi. Chiunque sia il candidato di D’Alema perde: non è scaramanzia, ma statistica”. Restando sul tema che forse più risente delle manovre dei grandi nocchieri occulti, quello ormai imminente del Quirinale, Renzi fa una profezia che tira in ballo l’attuale segretario Dem Enrico Letta: “Lì fatico a capire il disegno di Letta. Prima ha rotto con noi attribuendo a Italia viva il fallimento sullo Zan che invece è stato un clamoroso autogol del nuovo Pd”.

La profezia di Renzi sul legame fra Enrico Letta e D’Alema: se vede la cura dove c’è la malattia “per il Quirinale il Pd sarà ininfluente”

“Poi ha scommesso sul rapporto con la Meloni che ha risposto annunciando il voto per Berlusconi. Infine non si è accorto che Conte e Di Maio stanno litigando per capire chi sceglierà i pochi posti rimasti ai 5Stelle alle prossime elezioni”. Poi la stilettata sull’eterodossia tattica dei Cinquestelle: “E in questa battaglia campale entrambi flirtano segretamente con Salvini, lasciando Letta solo. Alla ripresa i Gruppi parlamentari del Pd composti da gente che conosce la politica aiuteranno il segretario a uscire dall’isolamento in cui si è cacciato”. Poi la chiosa di Renzi che sa di fosca previsione: “Altrimenti, per la prima volta il Pd sarà ininfluente rispetto alla scelta dell’inquilino del Colle”.

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