“Il 'Long-Covid' potrebbe rivelarsi un problema di salute pubblica più grande delle morti"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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(Photo: mathisworks via Getty Images)
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“Gli effetti a lungo termine del Covid-19 potrebbero rivelarsi un problema di salute pubblica più grande delle morti causate dal virus”. L’avvertimento arriva da un gruppo di accademici britannici, autori del report intitolato Long Covid: Reviewing The Science And Assessing The Risk.

La ricerca si concentra sui quei pazienti che, pur risultando negativi, non sono davvero “guariti”. In tutto il mondo sono tante le persone, per la maggior parte perfettamente sane prima della malattia e anche giovani, che dopo aver superato il Covid-19 continuano a presentare sintomi debilitanti. Stanchezza cronica, affanno, mialgie, difficoltà a concentrarsi, problemi di memoria, sintomi gastrointestinali, alterazione dell’olfatto e del gusto, rash cutanei, perdita di capelli: la lista dei disturbi è lunga, proprio come quella dei pazienti che li lamentano. In Italia si parla di “sindrome post-Covid”, mentre nel mondo anglosassone si sta diffondendo la definizione “long-haulers” (“malati a lungo termine”, ndr).

Nella prefazione del rapporto Long Covid: Reviewing The Science And Assessing The Risk, Tim Spector, professore di epidemiologia genetica al King’s College di Londra, afferma che nei primi mesi della pandemia si è prestata poca attenzione alla grandissima fetta di popolazione contagiata che non presentava sintomi abbastanza gravi da essere ospedalizzata. Lo scienziato afferma inoltre che, in molti soggetti, il Covid-19 mostra un comportamento simile a una malattia autoimmune in grado di colpire più organi. Grazie a un’app lanciata per monitorare i pazienti, il professor Spector e il suo team hanno raccolto dati da oltre quattro milioni di persone, ricevendo informazioni utili su sintomi e disturbi lamentati anche a settimane di distanza dal contagio.

Come riportato da HuffPost Uk, il professor Spector ha affermato: “Abbiamo appreso che, a differenza di quanto previsto, moltissime persone non sono migliorate dopo due settimane”. “Abbiamo continuato a seguire quei pazienti, scoprendo che un numero significativo di loro presentava problemi a distanza di mesi”.

L’epidemiologo e il suo team sottolineano dunque che i sintomi a lungo termine “potrebbero rivelarsi un problema di salute pubblica più grande perfino rispetto alle morti per Covid-19, che colpiscono principalmente gli anziani deboli”. Il rapporto del King’s College indica che circa il 10% di coloro che hanno preso parte al sondaggio ha presentato sintomi a lungo termine per un mese, mentre una percentuale che oscilla tra l′1,5% e il 2% ha lamentato tali disturbi anche dopo tre mesi”. Queste persone si trovano ad affrontare carriere sospese, socialità messa in stand-by e vita familiare di difficile gestione.

Secondo lo studio, inoltre, la “sindrome post-Covid” è evenienza rara sia tra gli under 18 e che tra gli over 65, mentre colpisce con maggiore frequenza la popolazione in età lavorativa. L’età media delle persone colpite è 45 anni. A soffrirne sono più le donne che gli uomini.

Daniel Sleat, coautore del rapporto, ha dichiarato: “Gli effetti a lungo termine del virus rappresentano un rischio significativo e devono essere valutati insieme all’impatto più ampio portato dalle restrizioni anti-Covid, sia in termini economici che sanitari, mentre i governi stabiliscono i prossimi passi da compiere sulle misure di contenimento per evitare un blocco completo”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.