Il lupo in zone agricole: le buone regole di convivenza

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 20 apr. (askanews) - Il lupo in zone coltivate, vicino alle stalle o perfino alle abitazioni "fa notizia", spesso dai toni preoccupati; e in più, a causa della sua natura genuinamente selvaggia e del ruolo strumentale di "cattivo" che gli viene imposto in favole, proverbi e narrazioni diverse, l'animale nel complesso non gode certo di buona stampa.

Eppure, al di là del gioco di parole, la presenza del lupo in aree antropizzate sarà sempre più frequente in virtù delle caratteristiche di adattamento, proprie della specie, a fronte dei mutamenti generati dall'uomo sul territorio. Come dire: avvistare un lupo in un'area agricola è poi una cosa tanto strana. E per fare in modo che questa presenza non generi conflitto o danni sarebbe utile rispettare alcune semplici pratiche, alcune delle quali per altro già codificate in precise norme. Insomma se l'uomo si comporta in modo responsabile, si riducono di gran lunga criticità e allarmi.

A raccogliere le "Buone pratiche per una corretta convivenza con il lupo in aree agricole e antropizzate" è un documento a cura di Wolf Apennine Center e Regione Carabinieri Forestale Emilia Romagna Gruppo Reggio Emilia, redatto in collaborazione con il Servizio Veterinario dell'Usl di Reggio Emilia. Il documento è ora anche una risorsa condivisa a livello nazionale grazie alle iniziative di divulgazione messe in atto da Eliante, cooperativa sociale che da 20 anni si occupa di biodiversità.

Sulla scorta di studi sempre più approfonditi e dati sempre più precisi - raccolti con l'impiego della radiotelemetria satellitare - si è infatti avuta conferma che i lupi frequentano, più o meno regolarmente, le pertinenze delle grandi stalle dei bovini da latte, in particolare i letamai, dove possono trovare cibo "facile": placente, vitelli morti, feti smaltiti in modo irregolare e carcasse animali in attesa di smaltimento. L'abbondanza di queste "risorse" funge da continuo richiamo per i lupi determinando diverse conseguenze critiche e pericolose: a cominciare dalla modifica dell'ecologia naturale del grande predatore, fino all'ovvio aumento del rischio di predazione su bovini; fino all'aumento del rischio di predazione su cani e altri animali di piccola taglia presenti in stalla in orari notturni. E con il crescere delle probabilità di avvistamento nei pressi degli abitati aumenta il rischio che l'animale sviluppi "confidenza" verso l'uomo e le sue attività; rischio questo, nel lungo periodo, più pernicioso del danno riscontrato al momento delle predazioni.

Nelle dieci pagine del documento - ricche di riferimenti normativi e collegamenti a risorse pratiche - viene allora ricordato che bisogna scongiurare in tutti i modi che i lupi, nei pressi delle stalle, possano alimentarsi di qualsiasi fonte di cibo. E così viene sottolineato che carcasse di bovini, placente e feti vanno smaltiti secondo noma (Regolamento (CE) n. 1069/2009). Viene suggerito per esempio di collocare i bovini adulti morti, in attesa dello smaltimento, in un luogo inaccessibile, magari anche solo - ed è un esempio - alzare la carcassa con il trattore o con il braccio dell'escavatore.

E ancora viene ricordato che le vacche, che per qualsiasi motivo non siano in grado di reggersi in piedi, non dovrebbero essere lasciate fuori dalla stalla, ma custodite in apposti locali-infermeria in cui la bovina rimane protetta anche dall'eventuale attacco di predatori. E ancora che i vitelli non vanno legati alle poste (pratica vietata anche dal D.L.vo 126/2011).

Per quanto riguarda poi gli animali di compagnia, viene ricordato che gli animali di piccola taglia nelle ore notturne vanno ricoverati in luoghi sicuri, come box o locali chiusi, e non certo legati alla catena, il cui uso è per altro vietato. Viene ricordato di non lasciare all'aperto, soprattutto nelle ore notturne, cibo che potrebbe attrarre, oltre al lupo, anche altri altri animali selvatici come mustelidi, cinghiali, volpi che non dovrebbero venire a contatto con gli animali domestici.

Nel suo rapporto con l'uomo il lupo mantiene in natura un comportamento diffidente. E i nostri atteggiamenti devono confermare questa caratteristica. In pratica se si avvista per esempio una cucciolata, bisogna evitare di appostarsi sistematicamente, magari per fare foto o riprese, o per dare da mangiare ai piccoli: e ciò sia per evitare di violare le norme (in Emilia Romagna la L.R. 8/1994) sia per evitare di abituare i cuccioli alla presenza dell'uomo, cosa che costituisce la vera criticità per l'animale e per l'uomo. Se avvistare un lupo con atteggiamento "tranquillo" in aree agricole o altri ambienti antropizzati non è una stranezza comportamentale, ma è un semplice adattamento all'ambiente; incontrare un lupo "confidente" - che in pratica tollera la presenza degli umani nelle immediate vicinanze, circa 20 metri, o che si avvicina attivamente alle persone in questo spazio - non è affatto un buon segnale né per l'animale né per l'uomo. Ed è opportuno avvisare immediatamente le autorità più vicine: Carabinieri Forestali, Polizia Provinciale o Servizi Veterinari.

Queste buone pratiche in fondo ci ricordano che non esiste alcuna "emergenza lupi", e che per garantire una convivenza priva di conflitti basta rispettare norme previste da tempo per la tutela complessiva dell'ambiente e della salute. Inoltre ci fanno capire non bisogna cedere alla nostra presunzione di relegare il lupo in un habitat fantasioso, aspro e invivibile, lontano. Un "posto da lupi", insomma. Anche l'ambiente agricolo lo è. Per convivere in pace con il lupo, con le altre specie, e con noi stessi, basta non trasformarlo in un "postaccio", violando norme e senso di responsabilità.