Il macho porge l'altra guancia

Stefano Baldolini

La notizia è nella reazione del Capitano, di quelle che non ti aspetti da un uomo che finora ha alimentato una narrazione machista di sé, sprezzante verso avversari, alleati, o avversari travestiti da alleati, sempre e comunque: “Per Grillo e Di Maio sono il male assoluto. Non capisco”. E la notizia sono anche le pubbliche parole di “fiducia” nella magistratura, soprattutto perché Salvini pensa esattamente il contrario e cioè che l’arresto del “suo” sindaco di Legnano, sia il più classico esempio di una giustizia a orologeria, che mira a condizionare l’esito del voto, azzoppando il vincitore annunciato.

È la reazione di un leader sotto botta, appannato nella lucidità, che inizia a non essere compreso anche da parecchi dei suoi, perché la contraddizione politica è più forte dello spin, secondo cui “non vuole cadere nelle provocazioni”. E la contraddizione che parecchi alti in grado nella Lega affidano ai microfoni spenti è: “Come si fa a stare al governo con chi ti considera il male assoluto e chiama a un referendum tra sé e la Tangentopoli in cui mette anche noi?”. Alla lunga questa ambiguità, questo tatticismo, questa promessa di un “chiarimento” diventato come la rivoluzione per Giorgio Gaber “oggi no, domani forse, dopo-domani sicuramente”, e rischiano di rivelare una impotenza di fondo, avvalorando proprio l’essenza della strategia pentastellata. Cioè che, in fondo in fondo, lo sfavillante decisionista sia un “Cazzaro verde” (copyright, Marco Travaglio) che, al dunque, non morde e non ha forza e coraggio per mettere in discussione l’assetto esistente. E, anche se poco evangelico nel linguaggio e nello stile, è costretto a porgere l’altra guancia di fronte a un alleato avversario che mette in discussione la sua moralità, come se la Lega fosse un covo di delinquenti in attesa di essere scoperti. Perché la parola Tangentopoli, in definitiva, significa questo. È una questione di fondo che attiene a una...

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