Il maestro Riccardo Muti: “Tv narcotizzante, ci vuole cultura”

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Il maestro Riccardo Muti, considerato tra i migliori a livello mondiale, per 19 anni direttore della Scala di Milano, si trova in tournée in Europa con Chicago Symphony Orchestra. Il tour toccherà anche diverse città italiane come Napoli, Firenze e Milano. In occasione di questi concerti, Muti risponde ad alcune domande sulla situazione dell’Italia riguardo il nostro Paese. E si dice “Preoccupatissimo”.

Muti si è sempre mostrato pensieroso circa lo stato della Cultura in Italia e di come i politici non si prodighino abbastanza sull’argomento. A Napoli ci sarà Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, e questo è un fatto molto positivo per il maestro. “Ammiro l’attenzione che rivolge alla cultura intesa non come parola vuota ma come elemento formativo” ha detto Muti “Quindi sono felice che venga. So che la pensa come me. Il problema è che dovrebbe essere circondato da persone che la pensino allo stesso modo”.

Il maestro Riccardo Muti sulla cultura

Il direttore poi lancia una stoccata contro la tv italiana: “Quando vedo certi programmi della tv italiana passo a tv straniere per trovare cose di sostanza, e poi non se ne può più di cuochi e cucina. Il pubblico ormai applaude a comando: questa non è cultura, è narcotizzare la gente che avrebbe invece bisogno di una sferzata di cultura, che è la colonna vertebrale della nostra storia per non perdere l’identità di chi siamo”.

Poi rivolge un pensiero ai giovani italiani. Secondo Riccardo Muti, che dal 2004 dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, le ultime generazioni sono più preparate non solo musicalmente, ma lo sono di “motu proprio” e devono combattere contro l’obnubilamento generale. Muti definisce i giovani come la nostra speranza ma devono essere aiutati a essere internazionali. Muti conclude dicendo: “Loro lo vogliono ma l’apparato statale rema contro. Basta pensare al livello culturale di certi politici. Al Senato ho ricordato che le orchestre sono insufficienti, e le centinaia di giovani cge escono dai conservatori spesso non trovano lavoro perché mancano orchestre e teatri”.