Il magistrato ammette l’errore di aver curato la parte introduttiva del controverso volume

·2 minuto per la lettura
Nicola Gratteri
Nicola Gratteri

Prefazione di Nicola Gratteri al libro negazionista, il procuratore ammette: “Ho sbagliato”. Il magistrato ammette l’errore di aver curato la parte introduttiva del libro “Strage di Stato: le verità nascoste della Covid-19”. Si tratta del volume firmato dal suo collega magistrato Angelo Giorgianni e dal dottor Pasquale Bacco, negazionista in cui vengono esposte tesi molto ardite sul virus. E Gratteri, dopo le polemiche delle scorse settimane, ha ammesso l’errore su Repubblica.

Prefazione di Gratteri al libro negazionista: l’errore

“Non sono l’autore del libro e non rispondo del contenuto, certamente discutibile. La mia prefazione nasce da un abstract non del tutto corrispondente, inviatomi dal collega Giorgianni: in quel testo si faceva esclusivo riferimento alla situazione pandemica e ai riflessi economici e criminali. Nessun riferimento ai vaccini, né a un complotto internazionale a matrice ebraica, secondo categorie culturali utilizzate da negazionisti e no vax, di cui tra l’altro nel libro non c’è traccia”.

“Io lontano dal mondo complottista”

La tesi di Gratteri è quella di una prefazione scritta su presupposti neutri. “La prefazione è assolutamente neutra, sarebbe bastato leggerla per escludere ogni collegamento. Nella mia vita di magistrato mi sono tenuto sempre lontano da teorie complottiste, ho cercato sempre prove, non trame. Mi sono vaccinato, ho sollecitato tutti i colleghi e gli amministrativi del mio ufficio a farlo. Tutti i miei familiari sono vaccinati e quelli che ancora non lo sono, per ragioni di età, sono in attesa. Un dato oggettivo, resto distante anni luce da quelle posizioni”.

Il doppio errore ammesso dal magistrato

E Gratteri, che gode di un credito fortissimo nell’opinione pubblica italiana, parla di errore duplice nell’approccio alla controversa vicenda. “Ho fatto un doppio errore, di eccesso di affidamento e di generosità mal riposta. Riscriverei quella prefazione? No, non la rifarei, per due ragioni. Primo perché, per motivi che non mi spiego, c’è stata una incredibile strumentalizzazione che mai mi sarei aspettato, ma della quale, anche a futura memoria, devo prendere atto e farne tesoro. Secondo perché questo battage mediatico ha solo inasprito di più gli animi”.