Il mercante in fiera sta perdendo le carte

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
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Giuseppe Conte (Photo: ANSA)
Giuseppe Conte (Photo: ANSA)

Scena numero uno. Ecco Lorenzo Cesa, vecchia volpe democristiana, che, a un certo punto, è costretto a staccare il telefono: “Ahò, basta, qua sta chiamando il mondo, non so più che altro devo dire”. Voi capite: Cesa ha tre senatori, di questi tempi valgono oro, anche perché non sono cani sciolti ma hanno un partito, anche se piccolo: l’Udc. Suona bene: il centro cattolico che, in nome della stabilità, abbandona la destra sovranista per fare un’operazione politica. Fa meno “effetto Scilipoti” degli altri.

E il telefono squilla. A palazzo Chigi hanno imparato l’arte del “massaggiare”: chiamano e fanno chiamare. Preghiere affidate a preti, vescovi, cardinali, i famosi “ambienti vicini”, in nome della stabilità di governo. Lusinghe terrene, affidate all’arte, eternamente uguale a se stessa nei palazzi del potere da Franco Evangelisti – ricordate: “a Fra’ che te serve” a Denis Verdini, l’indimenticato mago dell’operazione Razzi-Scilipoti. Il Verdini, questa volta, è Riccardo Fraccaro, potente sottosegretario a palazzo Chigi, che promette un ministero d’oro nell’immaginario democristiano, l’Agricoltura. Per la serie: a Lorè, che te serve? La sola parola “Agricoltura” evoca le masse di coltivatori diretti che, nell’urna, mettono “croce su croce”, bei tempi. E la Famiglia per Paola Binetti, la crociata della difesa dei valori tradizionali contro la perdizione dei tempi moderni. Non proprio una svolta progressista.

Facciamola breve. Prima di staccare il telefono, Cesa affida il gran rifiuto a un comunicato stampa: “Non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel centrodestra”. Punto. Poi partecipa al vertice con Salvini, lasciando inchiodato a quota 151-152 il pallottoliere del governo a palazzo Madama, buono per avere una fiducia di sopravvivenza ma lo...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.