Il Mes non si modifica. Ma la firma si può rinviare

M. Maugeri, D. Carretta

Nessuna modifica al testo della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) già concordata a luglio, ma la possibilità di rinviare di uno o due mesi la firma del nuovo trattato. È questo il possibile punto di compromesso che i 19 ministri delle Finanze che si riuniranno mercoledì all'Eurogruppo potrebbero raggiungere per avvicinarsi alle richieste dell'Italia. "La firma del nuovo trattato Mes a dicembre non è necessaria e può avvenire uno o due mesi più tardi", ha riferito una fonte Ue coinvolta nei negoziati in vista della riunione dell'Eurogruppo.

Allo stesso tempo, ha aggiunto la stessa fonte, i contenuti della riforma del trattato sul Meccanismo europeo di Stabilità sono "già stati concordati" ed è meglio "chiudere ora". "La riforma del Mes è già stata concordata e stiamo lavorando sulla legislazione sussidiaria - spiegano a Bruxelles - stiamo facendo buoni progressi".

Il nodo delle Clausole di azione collettiva

Il testo del trattato concordato lo scorso giugno non è più oggetto di controversie, così come gli allegati relativi alle linee di credito e alle Clausole di azione collettiva "single limb". La principale decisione che dovranno prendere i ministri delle Finanze è se dare alla legislazione sussidiaria sulle Cacs valore giuridico più forte allegandola al nuovo trattato, oppure se far adottare gli allegati con una decisione del fondo salva-Stati. La Francia spinge per la prima ipotesi, l'Italia è favorevole alla seconda.

La questione di come trattare l'allegato sulle Cacs potrebbe facilitare una soluzione di compromesso favorevole all'Italia. Se passasse la linea di una regolamentazione "leggera" - con l'adozione di un provvedimento secondario - il governo Conte potrebbe rivendicare un successo. Ma la Francia spinge in un'altra direzione. Parigi ha chiesto esplicitamente che il tema sia trattato da un allegato al trattato Mes, rafforzandone la forza giuridica, al fine di evitare potenziali ricorsi dei creditori privati in caso di ristrutturazione effettiva del debito. "Stiamo lavorando a un compromesso", dice la fonte dell'Eurogruppo.

"Stupore" per il dibattito italiano

I tecnici dell'Eurogruppo guardano al dibattito italiano con un certo stupore. Sulle Cacs "c'è stata una decisione presa a giugno di andare per le "single limbs". Sono una questione "molto tecnica", dice un'altra fonte: "non hanno niente a che vedere con la ristrutturazione automatica del debito". Insomma - per i tecnici dell'Eurogruppo - "non c'è niente di tossico" nei testi attualmente in discussione. Per il resto, dall'Eurogruppo dovrebbe uscire un'intesa complessiva nella direzione auspicata oggi da Conte.

L'accordo sul trattato Mes è quello di giugno. Quello sul bilancio autonomo della zona euro per finanziare competitività e convergenza è stato raggiunto a ottobre. I tecnici si dicono "ottimisti" su un accordo mercoledì "su una road map per iniziare la discussione politica" sul meccanismo europeo di garanzia sui depositi. Certo, si tratta del primo di una serie di passi "molto graduali" per arrivare a una vera e propria garanzia europea sui depositi funzionante, riconoscono a Bruxelles. In questo negoziato per l'Italia si nasconde un'altra questione esplosiva: l'esposizione del settore bancario al debito sovrano. Ma, se confermato, l'accordo sul pacchetto permetterebbe a Conte di dire al Parlamento che l'obiettivo è stato raggiunto e che dunque è tempo di firmare il Mes.