Il messaggio di Conte: "Notizie false su di me"

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Giuseppe Conte ha inviato una lettera al direttore Massimo Giannini, pubblicata sul quotidiano nazionale La Stampa. In essa, l’ex premier ha dichiarato di star lavorando per rifondare il M5s e che molte notizie dette ultimamente su di lui sono false. Una missiva, quella di Conte, scritta per per rispondere a Giannini il quale, in un recente editoriale in cui annunciava il viaggio in Libia del presidente del Consiglio Mario Draghi, aveva scritto: “Le ultime pezze a colori improvvisate da Giuseppe Conte nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica hanno portato più malefici che benefici” e poi ancora: “Il blitz a Bengasi del 17 dicembre 2020, organizzato come uno spot di bassa propaganda solo per riportare a casa i pescatori mazaresi previa photo-opportunity con Haftar, è stato imbarazzante”.

La lettera di Conte: il suo lavoro al M5s

Nella sua lettera di risposta, Giuseppe Conte ha scritto al direttore della Stampa, Massimo Giannini: “Gentile direttore, da alcune settimane sono impegnato nel compito di rifondare il Movimento 5 stelle, in modo da rilanciarne la carica innovativa e renderlo pienamente idoneo a interpretare una nuova stagione politica. Anche per questo sto evitando di rilasciare dichiarazioni e di intervenire nell’attualità politica. Ritengo prioritario preparare al meglio una nuova agenda politica, da condividere con la massima ampiezza, che sappia esprimere un progetto di società rispondente ai bisogni più urgenti dei cittadini, ma fortemente proiettata su un modello di sviluppo che coinvolga anche le generazioni future”.

Quali sono le presunte falsità?

Giuseppe Conte ha poi spiegato il suo intrvento “per correggere alcune falsità riportate nel lungo editoriale”. La prima riguarderebbe i due incontri ad Abu Dhabi con Mohammed bin Zayed. La seconda riguardarebbe invece il “blitz” a Bengasi del 17 dicembre scorso. Circa la prima notizia, l’ex premier, rivolgendosi a Giannini, afferma che “è smentita dal fatto che dopo le date che Lei ricorda ho avuto ulteriori colloqui con lo sceicco Mohammed bin Zayed, che hanno confermato non solo l’eccellente rapporto personale instaurato, ma anche le ottime relazioni tra i nostri due Paesi”. Riguardo la seconda presunta falsità, Conte specifica nella sua lettera che “già all’epoca dei fatti chiarii che volai in Libia non per piacere, ma perché fu l’unica condizione per ottenere il rilascio dei diciotto pescatori. L’ho fatto. Lo rifarei. Dopo un lungo negoziato e dopo avere respinto altre richieste che giudicai non accoglibili, atterrai all’aeroporto di Bengasi, dove Haftar mi accolse e firmò in mia presenza il decreto di liberazione dei diciotto pescatori. Quanto alle photo opportunity, caro Direttore, la informo che ho ricevuto più volte Haftar a Roma, anche nel pieno di quest’ultimo conflitto libico”.