Il messaggio di Scholz a Xi: parliamoci, ma tu parla con Putin

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Roma, 4 nov. (askanews) - E' stata una visita rapida e controversa quella di Olaf Scholz, il cancelliere tedesco, a Pechino. Primo leader del G7 a incontrare Xi Jinping di persona negli ultimi tre anni e dopo il XX Congresso del Pcc che ha assicurato a questi il suo terzo mandato, dopo essere stato sottoposto a immancabile tampone, Scholz ha condotto colloqui mirati soprattutto a rafforzare i rapporti economici, ma ha dovuto anche mantenere un tono deciso sui temi politici più rilevanti che segnando differenze importanti tra Pechino e Berlino.

La questione della guerra russa in Ucraina, di Taiwan, delle violazioni dei diritti umani nella provincia cinese del Xinjiang nei confronti della minoranza islamico-uigura, sono tutti temi che Scholz ha affrontato durante l'incontro con Xi Jinping e su cui non ha mancato di esporre la posizione tedesca.

"Ho detto al presidente Xi che è importante che la Cina eserciti la sua influenza sulla Russia", ha sostenuto il capo del governo tedesco in una conferenza stampa congiunta con il primo ministro cinese Li Keqiang, così come ha affermato che su Taiwan ogni cambiamento dello status quo può essere acquisito solo pacificamente e con un accordo tra le parti (richiamando così il principio dell'"Unica Cina" nell'interpretazione Usa), mentre ha rivendicato come la questione della repressione nei confronti degli uiguri attenga al valore universale dei diritti umani e quindi non sia esclusivamente interna alla Cina come Pechino pretende.

Eppure anche sulle questioni internazionali, Scholz e Xi alla fine hanno soprattutto posto in evidenza l'adozione di un comune approccio multilaterale e, come è emerso dalla conferenza stampa, entrambi si sono espressi contro ogni ipotesi di "decoupling", disaccoppiamento della Cina rispetto alle potenze occidentali.

In una situazione internazionale "complessa e volatile" e per quanto rompere i rapporti sia facile e ricucirli difficile, "Cina e Germania, come grandi e influenti paesi, devono lavorare assieme su tutto e contribuire alla pace e allo sviluppo mondiale", ha affermato Xi, secondo quanto scritto dai media ufficiali di Pechino. E comune è stata anche la condanna - a quanto ha detto Scholz - delle "minacce di attacchi nucleari", che sono "irresponsabili e pericolose". Dal canto suo, Xi ha anche detto che "la Cina sostiene la Germania e l'Ue rispetto al fatto che abbiano un ruolo importante nel promuovere colloqui di pace e nella costruzione di una bilanciata, efficace e sostenibile cornice di sicurezza europea".

Alla fine le differenze sono apparse essere relative a dossier specifici, ma sulla base di un reciproco riconoscimento di fondo, che stride con la strategia perseguita dagli Stati uniti la quale appare più che altro votata a isolare la Cina. E Xi ha colto l'occasione, inghiottendo il rospo delle critiche ma acquisendo un'apertura di credito da parte del principale paese dell'Unione europea.

Apertura di credito che, in realtà, a Scholz è costata più di una critica in Germania e nell'Ue. Persino nella coalizione di maggioranza a Berlino, con i partner minori liberali e verdi che hanno espresso vari mal di pancia rispetto alla visita e per la sua tempistica. Nonché il disappunto della Francia: il presidente Emmanuel Macron, a quanto hanno detto funzionari di Parigi, aveva anche proposto a Scholz di andare assieme a Pechino per dare un segnale di forza e d'unità, ma il cancelliere tedesco da quell'orecchio non ha voluto sentire.

In ballo, per la Germania, c'era un piatto economico ricco: la Cina è il principale partner commerciale della Germania come stato singolo, con un interscambio che ha raggiunto nel 2021 i 245 miliardi di euro. Tuttavia questo rapporto è posto a rischio dagli approcci regolatori distorsivi nel mercato interno cinese messi, tanto che il vicecancelliere tedesco Robert Habeck recentemente ha detto che Berlino non può "farsi ricattare" dalla Cina. Così Scholz è andato a Pechino, accompagnato da una folta delegazione d'imprese, anche a dire all'interlocutore di volere pari condizioni d'accesso alla Cina.

D'altronde Scholz, sul fronte degli investimenti, s'è trovato esposto in patria a una pioggia di critiche rispetto all'affaire della vendita di una quota del 24,9 per cento di uno dei terminal merci del porto di Amburgo alla cinese COSCO. Una transazione, questa, che è ha dovuto superare molte obiezioni politiche, ma che il cancelliere ha voluto con tutte le sue forze: è o non è in fondo l'ex sindaco di Amburgo?