Il ministro anticipa la mossa di Giuseppe Conte e invece di farsi espellere se ne va in autonomia

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Luigi Di Maio verso l’addio al M5s: iniziata alla Camera la raccolta firme per un nuovo gruppo che necessita di un simbolo e di 20 adesioni a Montecitorio e 10 a Palazzo Madama. Il ministro degli Esteri finito nella bufera per la sua posizione sulle armi all’Ucraina anticipa la mossa di Giuseppe Conte e invece di farsi espellere se ne va in autonomia. Lo fa anche a contare che quello delle armi a Kiev è un movente e che il motivo lo ritroviamo nei concitati giorni del voto al Quirinale.

“Giggino” l’ha fatto: Di Maio verso l’addio al M5s

L’indiscrezione è attendibile: alla fine la combo impossibile Giuseppe Conte-Luigi Di Maio è esplosa e di fatto il Movimento Cinquestelle sta andando verso una scissione, non verso la defezione di un suo “pezzo grosso”. Fanpage cita fonti parlamentari alla Camera dei deputati che parlano di una conta in corso. In pratica si stanno raccogliendo le firme dei parlamentari che sono schierati con Di Maio, che ha colto al volo anche il “consiglio” di Beppe Grillo di queste ore, con un invito via blog ad essere onesti sulla sopraggiunta differenza di vedute. Da regolamento di firme ne servono almeno venti, ma sembra che siano anche di più.

Al Senato bastano solo 10 adesioni

Il momento clou sarebbe stato tra ieri sera, 20 giugno, e questa mattina, e lo strappo dovrebbe consumarsi al massimo entro domani, roba smart insomma, ma non del tutto indolore. E al Senato? Lì ci sarebbero dieci “gigginiani”, anche loro disposti a costituire una componente autonoma. A Palazzo Madama infatti, a differenza che a Montecitorio, bastano dieci parlamentari per formare un gruppo, che però devono essere dotati di un simbolo. L’articolo 14 del regolamento dice: “Ciascun Gruppo dev’essere composto da almeno dieci Senatori e deve rappresentare un partito o movimento politico, anche risultante dall’aggregazione di più partiti o movimenti politici, che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di Senatori”.

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