Il ministro fortemente critico sul tema del momento che piace tanto a Paolo Gentiloni

Il ministro Renato Brunetta
Il ministro Renato Brunetta

Renato Brunetta è apertamente contro il salario minimo e lo dice senza fronzoli: “Va contro la nostra storia culturale di relazioni industriali”. Il ministro della Pubblica Amministrazione in forza al Governo Draghi è fortemente critico sul tema del momento che lunedì approderà anche a Strasburgo per una tentativo finale di portare nel novero delle nazioni che non lo prevedono anche i sei paesi del 27 che il salario minimo non lo hanno in sistema normativo.

Perché Brunetta è contro il salario minimo

E proprio in punto di norma arrivano i rilievi di Brunetta: “Il salario minimo per legge non va bene perché è contro la nostra storia culturale di relazione industriali”. E ancora, di metafora: “Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca e valorizziamo le nostre relazioni industriali. Il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività”. In più Brunetta è critico anche con chi ritiene che il salario minimo sia una risposta adeguata alla crisi economica, lo è perché lui la crisi non la vede: spiega il Fatto Quotidiano che “nelle settimane del caro bollette, del potere d’acquisto progressivamente diminuito e degli allarmi sulle disuguaglianze che si moltiplicano da più voci” a parere del ministro “la crisi non c’è perché il Pil va verso il +3%”.

La posizione del ministro e della Cisl

Di diverso parere era stato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, che dal canto suo aveva indicato il salario minimo legale come “strumento contro la perdita del potere d’acquisto e contro le disuguaglianze”. Il Fatto spiega che “il punto di vista di Brunetta pare avere più aderenza con la posizione della Cisl”, ovvero il sindacato più scettico verso questa possibilità.

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