Il ministro pugliese Boccia dice "sì allo scudo penale e no ai ricatti"

 

Il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia non è disposto a subire pressioni o ricatti da Arcelor-Mittal sulo stabilimento di Taranto. E lo dice in un'intervista al Corriere della Sera nella quale sostiene che “gli amministratori straordinari dell'Ilva, Taranto, i lavoratori e il governo hanno subito una iniziativa giudiziaria unilaterale” da parte della società franco indiana “per recedere dal contratto” e che il governo ha “reagito come era giusto, con gli strumenti della politica e con quelli che la legge consente, a partire dal ricorso d'urgenza ex articolo 700” sugli esuberi. Insomma, “a schiena dritta e maniere forti” hanno indotto ArcelorMittal “a ragionare”.

Boccia poi addossa nuovamente le colpe alla multinazionale che se “sbaglia le previsioni fatte appena un anno fa, allora non sa fare il suo mestiere” mentre “guardare i loro bilanci, invece, sanno farlo”, ciò che dimostrerebbe che “ArcelorMittal non ha mai voluto sposare fino in fondo l'Italia. Se compri Taranto e Genova fai un matrimonio e investi. E se c'è una congiuntura sfavorevole investi ancora di più” chiosa il ministro.

Sulla concessione dello scudo penale, Boccia si dimostra diposnibile “ma – chiarisce – a in un quadro generale di misure che consentano all'azienda di avere una prospettiva. Non accettiamo il ricatto di chi ha detto che anche con lo scudo ci sarebbero 5 mila esuberi” anche perché “ArcelorMittal ha vinto la gara per l'Ilva garantendo questo livello di occupazione, senza ulteriori esuberi” e pertanto “non è serio cambiare in corsa le regole del gioco”.

Infine il ministro per gli Affari Regionali annuncia che giovedì, cioè domani, “stanzieremo in Consiglio dei ministri risorse per la città e l'intera area”. Tutti i ministeri interessati, spiega Boccia, “hanno preparato proposte”, tanto che a quel punto “avrebbe senso discutere tutto il resto”: per esempio, aggiunge, “se l'azienda volesse finanziare la transizione ecologica investendo sulle nuove tecnologie e i centri di eccellenza, a partir e dal Politecnico di Bari”. Invece, dice, “finora abbiamo percepito solo diffidenza e ostilità”.