Il mio aggressore si è fatto vivo dopo 30 anni. Abbiamo deciso di raccontare la nostra storia

Donna Thomas

Questo blog è apparso per la prima volta su Huffpost Us ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo

Circa trent'anni fa, quando ero una neosposa fresca di college, mio marito Danny, che allora aveva diciotto anni, mi picchiò con un casco da motociclista. Il giorno dopo l'aggressione, che mi ridusse su un letto d'ospedale, lasciai casa nostra e non lo rividi mai più. Fu il primo e ultimo episodio di violenza che abbia mai vissuto e non ci furono denunce penali.

Qualche settimana fa, Danny mi ha contattato per la prima volta in quasi trent'anni per chiedermi perdono; non mi ero mai resa conto di quanto mi fossero necessarie quelle parole.

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L'episodio ha traumatizzato entrambi, ma ora che è passato tanto tempo – e visto che Danny si è fatto vivo per chiedere scusa – mi rendo conto che quello che è stato non deve definire chi siamo oggi. Da sopravvissuta alla violenza, credo che sia una presa di coscienza importante e potente e che debba essere esplicitata, e ascoltata. A volte si fanno cose terribili per le ragioni più svariate. Questo, ovviamente, non giustifica in alcun modo quello che mi ha fatto Danny, ma credo che quando le persone ammettono le loro colpe, e chiedono perdono, possano crescere, trasformare la loro vita equesto mi fa sperare.

Mi ha rincuorato vedere tante donne – e anche degli uomini – condividere le loro storie di violenza e abusi nell'ultimo anno. Raccontare la nostra storia è fondamentale per aumentare la consapevolezza e alla fine, con un po' di fortuna, arrivare al cambiamento. Ma dobbiamo anche ascoltare le storie degli uomini che si sono assunti la responsabilità delle proprie azioni. Ci servono storie di guarigione e redenzione, e sono convinta che conviderle sia una parte necessaria del lavoro per "riparare" la nostra cultura gravemente danneggiata.

Quella che segue è la nostra storia raccontata secondo i ricordi e il punto di vista di entrambi. Nè io né Danny abbiamo mai parlato pubblicamente di quello che è...

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