Il movimento nato su Telegram per dire no al green pass

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AGI - L'organizzazione corre sui social, in particolare sui canali Telegram. Il più seguito è 'Basta dittatura'. È così che lo zoccolo duro dei 'no green pass' pianifica le sue azioni di protesta contro l'obbligo di utilizzo del documento. Nei messaggi che affollano il canale viene dettata una vera e propria agenda che fa presagire un avvio di settembre caldissimo. Si parte con l'annuncio del blocco delle stazioni ferroviarie con l'obiettivo di manifestare contro l'obbligo dell'utilizzo del green pass per chi viaggia sui treni a lunga percorrenza. Oltre 50 le città in cui viene annunciata l'iniziativa, tra le quali figurano Genova, Roma, Torino e Milano.

L'annuncio di un 'settembre caldo'

"Non ci fanno partire con il treno senza il passaporto schiavitù? Allora non partirà nessuno", si legge nella chat che annuncia la mobilitazione organizzata dal "popolo, autogestito, pacifico".  L'incontro tra i manifestanti è previsto il primo settembre davanti alle stazioni per restare fino a sera". L'invito è a portare "anche i bambini" perché "sarà un'iniziativa pacifica come nei sabato passati". Si prosegue il 2 settembre con un presidio sotto i palazzi sede della Regione, dalle 10 alle 12. Anche in questo caso sono decine le città d'Italia elencate nella chiamata alla protesta.

Il 3 settembre è la volta del presidio contro i mass media, in particolare sotto le "sedi canali manipolazione" si legge nella chat. È proprio contro stampa e giornalisti che si sono scatenate nelle ultime settimane le reazioni più violente, dai cori alle aggressioni verbali, sfociate persino in aggressioni fisiche. Nella fitta agenda d'impegni dei no green pass, genericamente il 4 settembre si parla di "proteste in tutta italia dalle 18", come di consueto da diversi sabato. Il 5 settembre viene annunciato invece il "riposo", perché è domenica. Il 6 settembre, data cerchiata in rosso sul calendario, viene proclamato lo "sciopero e tutti al parlamento", con appuntamento a Roma.

"Nessun partito dietro"

La protesta non si identifica in un volto, in un nome. La risposta alla domanda "chi siamo", sulla chat "Basta dittatura" è laconica: "Siamo un gruppo di persone che vogliono distruggere questa dittatura sul nascere prima che arrivino a spararci per strada. Non c'è nessun partito dietro, nessun interesse personale o di gruppo se non quello della causa comune".

Ma molti si dissociano

Ma c'è anche chi si dissocia da queste iniziative: il movimento "no green pass" è composto da anime diverse, studenti, famiglie, anziani, professionisti, disoccupati. C'è un pezzo d'Italia eterogeneo che va dai no vax, ai solo no green pass, da complottisti a docenti universitari. E, proprio a causa di questa eterogeneità, c'è già chi si sfila dalle manifestazioni più eclatanti, come quella annunciata nelle stazioni italiane. Ad esempio, quando i no green pass sono scesi in piazza a Genova per l'ennesima volta, al megafono è stato detto che i presenti, circa 200, non avrebbero partecipato a questa iniziativa, dissociandosi. I guai rischiano infatti di essere molti per coloro che vi parteciperanno, un po' come già accaduto per i cortei che hanno attraversato le città senza autorizzazione, scatenando una raffica di denunce da parte della Questura.

I no green pass non si limitano solo all'annunciato blocco dei treni e puntano ancor più in alto, mettendo 'alla berlina' anche Ryanair, accusata di fare "propaganda al passaporto schiavitù" con conseguente invito a inondare di messaggi i vertici della compagnia: "Ditegli che se richiederanno pass schiavitù e test negativo per viaggiare, non comprerete più i loro biglietti", è l'invito.  Nemici ovunque per i "no green pass" che, su una sola chat Telegram, conta quasi 42mila iscritti: "Non siamo squadristi - precisano - ma il popolo sovrano a cui non piace la violenza, ma che se siamo costretti a difenderci, allora la useremo". 

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