Il nodo delle "donne diacono" rispunta al Sinodo sull'Amazzonia

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Città del Vaticano, 9 ott. (askanews) - Torna l'ipotesi delle "donne diacono" al Sinodo sull'Amazzonia in corso in Vaticano, tema tutt'altro che nuovo e che sinora non ha trovato uno sbocco. L'ipotesi è stata lanciata nei giorni scorsi durante l'assemblea a porte chiuse, ed oggi è stato mons. Erwin Kraeutler, a porre apertamente la questione nel corso del briefing quotidiano in sala stampa vaticana. "I due terzi di queste comunità senza sacerdoti sono coordinate e guidate da donne", ha ricordato il missionario austriaco e vescovo emerito nella foresta amazzonica. "E allora che facciamo? Ci dobbiamo pensare! Si parla tanto della valorizzazione della donna, ma cosa vuole dire? Si, sei una persona, sei brava... Ma abbiamo bisogno di cose concrete: io sto pensando al diaconato femminile, perché no?".

Nella Chiesa dei primi secoli il diaconato era un ordine autonomo ed esistevano le donne diacono. Nella lettera ai Romani san Paolo parla di una donna, Febe, "diaconos" della comunità di Cencre. Nel IV secolo Olimpia viene ordinata con l'imposizione delle mani da parte di Giovanni Crisostomo. Codici della tradizione greca bizantina e siriaca citano casi fino al Medio Evo. Nel corso del tempo, però, i sacerdoti assorbirono i compiti dei diaconi, quali la gestione delle finanze, il diaconato divenne un passaggio intermedio per diventare preti. E sempre meno donne vennero ordinate diaconi, soprattutto nella Chiesa d'Occidente, fino a scomparire. Episcopato, presbiterato e diaconato si sono configurati sempre più come gradi diversi dell'unico ordine sacro. Recependo le istanze del Concilio vaticano II, Papa Paolo VI ristabilì però il diaconato come grado "proprio e permanente» della gerarchia" (Sacrum Diaconatus, 1967). Non solo.

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