Il Nord frena la discussione sul Patto Ue: "È complicata"

·3 minuto per la lettura
EU commissioner for Economy Paolo Gentiloni addresses a press conference after an Eurogroup meeting at the EU headquarters in Brussels on July 12, 2021. (Photo by JOHN THYS / AFP) (Photo by JOHN THYS/AFP via Getty Images) (Photo: JOHN THYS via Getty Images)
EU commissioner for Economy Paolo Gentiloni addresses a press conference after an Eurogroup meeting at the EU headquarters in Brussels on July 12, 2021. (Photo by JOHN THYS / AFP) (Photo by JOHN THYS/AFP via Getty Images) (Photo: JOHN THYS via Getty Images)

Come ogni volta che si toccano dossier spigolosi, entrano in campo i ‘frenatori’. E di certo la revisione del Patto di stabilità e crescita evocata dal Commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni una settimana fa appartiene a questa fattispecie di dibattito europeo. A due giorni dall’Eurogruppo informale che si riunirà venerdì in Slovenia, ospitato dalla presidenza di turno dell’Ue, fonti europee scandiscono che “non ci sarà consenso su questa pratica entro la fine dell’anno”. Complici le elezioni tedesche del 26 settembre: senza un governo a Berlino, non si fa niente. “Questa discussione non può essere svolta indipendentemente dalla situazione politica negli Stati membri”, è la risposta diplomatica della stessa fonti Ue. Ma, anche una volta che in Germania ci sarà il nuovo esecutivo, “il processo resta complicato”. E non è detto che si arrivi ad un accordo entro il 2023, quando - da accordi - dovrebbe tornare in vigore il vecchio Patto di stabilità.

Di tempo non ce n’è molto. La sospensione del Patto di stabilità e crescita, decisa a marzo del 2020 per permettere agli Stati Ue di spendere e arginare i danni della crisi pandemica, termina alla fine del 2022. Senza un accordo, che richiede l’unanimità degli Stati membri, dovrebbe entrare in vigore il vecchio Patto, con i suoi tetti al 60 per cento del rapporto tra debito e pil e del 3 per cento del rapporto tra deficit e pil. Certo, al momento in ambienti europei nessuno si sbilancia a prevedere che dal 2023 ci ritroveremo con la stessa governance economica dell’epoca pre-pandemica. Anche perché la realtà ora è ben diversa, rispetto all’epoca in cui fu pensato il Patto. “L’ultima volta che abbiamo discusso di una riforma è stata in epoca pre-covid, ma era un altro mondo”, ammette una fonte europea. Eppure, allo stesso tempo, fonti vicine al dossier prevedono una discussione lunga e difficile, che lascia spazio alla possibilità che alla fine dell’anno prossimo tornino in vigore le vecchie regole.

Succede perché gli Stati frugali del nord restano convinti del fatto che il Patto di stabilità e crescita contenga già tutta la flessibilità necessaria per far fronte alle nuove emergenze. Una posizione sostenuta persino dal candidato socialdemocratico alla cancelleria tedesca, vicecancelliere e ministro delle Finanze uscente Olaf Scholz, al momento in testa ai sondaggi. E si tratta di una posizione diametralmente opposta a quella degli Stati del sud, come l’Italia, la Francia, la Spagna, con maggiori difficoltà sul fronte del debito pubblico. Da qui le parole di Gentiloni sulla necessità di rivedere e rallentare il percorso di riduzione del debito per i paesi Ue più in crisi. Lo scontro si annuncia forte, nonostante che la posizione del sud stavolta poggi su basi più solide.

Primo: il fatto che la pandemia ha portato la media del debito pubblico tra gli Stati membri al 100 per cento del pil e non più al 60 per cento. E poi il fatto che persino in Germania c’è una discussione in corso sul pareggio di bilancio, totem messo in crisi dal covid anche a Berlino. Per lo meno sugli investimenti ‘green’, tutti i partiti tedeschi sono d’accordo sull’urgenza di spendere per riconvertire l’economia, esigenza avvertita alla pari della necessità di tenere in ordine i conti: in epoca pre-pandemica questo ragionamento da parte tedesca non era affatto scontato, prova ne è il surplus accumulato negli anni a Berlino in violazione delle regole europee che obbligherebbero a rimetterlo in circolo.

Ad ogni modo, il dossier resta una “materia complessa che richiederà tempo”, insistono le fonti europee. E poi “la Commissione non ha ancora rilanciato la consultazione avviata in epoca pre-covid sul Patto di Stabilità e crescita: quando la rilancerà, l’Eurogruppo è pronto a cominciare la discussione”. Ma il tempo stringe. Scampoli di questo dibattito potrebbero emergere alla riunione dei ministri finanziari dell’area Euro venerdì in Slovenia. Ma, nel migliore dei casi, si tratterebbe solo di uno scambio informale per fissare le posizioni di partenza, destinate a rimanere statiche almeno fino all’anno prossimo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli