Il nuovo Kalashnikov? Un drone che trasporta esplosivi

Il produttore d’armi russo ha presentato pochi giorni fa il Kyb-Uav, un drone in grado di trasportare 3 chilogrammi di esplosivi e farli esplodere al momento dell’impatto. (Credits – Getty Images)
Il produttore d’armi russo ha presentato pochi giorni fa il Kyb-Uav, un drone in grado di trasportare 3 chilogrammi di esplosivi e farli esplodere al momento dell’impatto. (Credits – Getty Images)

Il nome Kalashnikov è da decenni abbinato a quello dell’Ak-47, il fucile d’assalto più famoso al mondo. Ma oggi l’azienda russa diventerà famosa per una nuova arma che sta preoccupando il mondo intero.

Il produttore d’armi russo, infatti, ha presentato pochi giorni fa il Kyb-Uav, un drone in grado di trasportare 3 chilogrammi di esplosivi e farli esplodere al momento dell’impatto. Il drone – già definito kamikaze – è in grado di viaggiare fino a 130 chilometri orari con un’autonomia di 30 minuti.

Secondo Kalashnikov il Kyb-Uav sarà più rapido, più preciso e in grado di trasportare più esplosivo della maggior parte dei droni attualmente in commercio e che già – artigianalmente – possono venir trasformati in armi. Ma il Kyb-Uav è solo l’ultimo prodotto bellico che strizza l’occhio ai droni, da tempo considerati il futuro degli armamenti bellici, ma soprattutto le armi che negli ultime anni sono più preferite dai terroristi.

Economici, piccoli, facili da utilizzare e che permettono di compiere attentati restando a una distanza di sicurezza dall’obiettivo, i droni sono ormai una realtà sia nei conflitti tradizionali sia negli attentati terroristici. Dagli USA alla Gran Bretagna, passando per Israele, ma anche Russia, Cina e le due Coree l’evoluzione della ricerca bellica sui droni è in costante crescita, con gli esperti che parlano di oltre 100 miliardi di dollari che verranno spesi nei prossimi 10 anni per lo sviluppo e acquisto di droni sempre più sofisticati.

Ma la maggiore preoccupazione è che, oggi, i droni hanno bisogno dell’ok di un umano per sferrare un attacco, ma in futuro l’intelligenza artificiale potrebbe portare i velivoli a riconoscere gli obiettivi autonomamente e, a quel punto, a sferrare un attacco senza il bisogno di un soldato che dia il via all’operazione. Ma, soprattutto, “rimpiazzare le truppe con le macchine potrebbe rendere la decisione di andare in guerra molto più facile, spostando ancora di più il peso dei conflitti sui civili” come avvisa l’associazione Stop Killer Robots.

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