Il nuovo libro di Riccardo Falcinelli racconta la storia delle immagini dal Rinascimento ad Instagram

Di Stefania Carini
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Photo credit: Vincenzo Fontana - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

La sensazione è di avere in mano una piccola opera d'arte. In fondo, è lo stesso autore a svelarci che “anche questo libro è grossomodo un rettangolo aureo”. Un libro che talvolta pare un pop-up book: lo apri e balzano fuori, metaforicamente, più e più immagini di secoli, stili, media diversi, che si intrecciano tra loro come mai avresti pensato. D'altra parte Riccardo Falcinelli, graphic designer e scrittore, ci aveva già rivelato qualche anno fa con Cromorama che i colori non sono quello che sembrano, e ora fa lo stesso con le immagini, con tutte le immagini, dal Rinascimento a Instagram. Lo scopo di Figure. Come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram (Einaudi) non è spiegare “cosa mi voleva dire l'autore con quella sua immagine”, ma “come funziona quella immagine talvolta persino al di là di quello che pensava l'autore”.

In Cromorama Falcinelli ci racconta come nel Settecento Jacob-Christof Le Blon realizzi stampe a colori partendo da tre matrici: rosso, blu, giallo. Una soluzione tecnica che viene accettata con entusiasmo e ben presto utilizzata da molti artisti. Inizia così a consolidarsi la teoria dei tre colori primari, quelli che servono per ottenere tutti gli altri. Solo allora infatti diventa un sapere ovvio e banale, ancora oggi base della nostra didattica. Mondrian e gli altri artisti della rivista De Stijl se ne appropriano, e i primari diventano colori puri, primigeni, dotati dunque anche di qualità morali. Invece sono solo una convenzione, come scrive infatti Falcinelli: "Un colore primario è tale solo perché viene usato per mescolarlo e farne dei secondari. Niente più. Ci sono quindi tanti primari quanti ne servono a ogni preciso sistema industriale per risparmiare denaro. Non esistono i primari in sé, giacché non si tratta di valori naturali, ma di una mera convenzione tecnologica e culturale".

Non esiste in natura, nel senso che molto di quello che ci circonda è cultura: su questo assunto si basa anche Figure. Spesso diamo per scontate molte cose delle immagini che ci circondano, e invece dietro ci sono scelte mai neutrali, ma tecnologiche, sociali, economiche, intellettuali. E vale per tutte le immagini: non ci sono differenze, tutte fanno parte della nostra cultura, non c'è distinzione, perché siamo immersi costantemente in figure che seguono tutte le stesse regole, che siano esposte al Louvre o scorrano in tv. Pensiamo che un film o una serie tv ci raccontino una storia grazie a una serie di immagini tra loro accostate naturalmente. Come se quello fosse un linguaggio preesistente. Il viso di un attore è da noi letto come un primo piano, che serve a enfatizzare i sentimenti del personaggi. Crediamo che sia ovvio. E invece no. E invece agli albori del cinema quel viso più grande non era letto dal pubblico e dai produttori dei primi cortometraggi come un primo piano, ma come un trucco magico che mostrava una testa grande o un attore di vaudeville intento a far smorfie. Quando il cinema sceglie di essere un mezzo narrativo, si inventa allora un linguaggio che oggi leggiamo come naturale, ma che è convenzione. E inventa tra le altre convenzioni il primo piano, e così il personaggio e infine il divo. Falcinelli racconta quando, dopo aver visto per anni la Garbo solo in tv (un piccolo schermo) senza grande emozione, la vede su uno schermo cinematografico per la prima volta. Immensa. Ecco che solo allora scopre la Divinità. Ecco come funzionano le figure!

Figure è un viaggio affascinante che va al di là di nomi, opere, movimenti. Perché il centro di un'immagine è importante? Lo è sempre stato? I bordi invece cosa ci dicono? Perché usiamo per i dipinti la figura del rettangolo? E cosa succede quando al cinema cambi il formato del fotogramma? Sono tutte domande cui Falcinelli risponde in maniera chiara e affascinate, perché divulgare significa appassionare e non essere oscuri. Falcinelli ha anche, per sua stessa ammissione, montato l'oggetto che abbiamo in mano secondo questo obiettivo preciso, impaginando immagini/testo in contemporanea. Creando così un oggetto unico. Chissà, un domani qualcuno scrivere un libro su “come funziona” Figure.