"Il nuovo ponte lo chiamerei Genova, Ponte Genova", dice Giovanni Toti

alessandra rossi

"È stata una tragedia immane, abbiamo lavorato bene, nessuna delle imprese, degli operatori ha ceduto nemmeno un momento. Ora però bisogna guardare avanti, al nuovo viadotto". Sono trascorsi 12 mesi da quel 14 agosto quando, alle 11.36, crollò una porzione di ponte Morandi, inghiottendo la vita di 43 persone e a loro e alle loro famiglie va il primo pensiero di Giovanni Toti, governatore ligure che, poche ore dopo il disastro, viene subito nominato commissario per l'emergenza.

Ora è tempo di guardare avanti, al nuovo viadotto in costruzione di cui la prima pila sta prendendo forma. Ma davvero l'infrastruttura sarà percorribile nella primavera del prossimo anno? "Sono assolutamente fiducioso - dice Toti convinto - le aziende che ci lavorano sono campioni nazionali: Fincantieri è un'azienda che conosce bene il territorio e sono certo voglia rispettare le promesse. Salini Impregilo è il campione nazionale delle costruzioni. Quindi credo abbiano tutte l'interesse e la volontà di rispettare i tempi. Certo, è un cantiere complesso - evidenzia il presidente della Liguria - che deve fare i conti con una legislazione farraginosa, nonostante la struttura commissariale. Quindi nessuno può mettere la mano sul fuoco su niente, però dico che per il momento tutte le promesse e i tempi sono stati rispettati: tendo a dire che settimana più, settimana meno, arriveremo alla fine". 

Il nuovo ponte non ha un nome: sarà scelto in base ad un contest aperto ai cittadini. Lei, da cittadino ligure, che nome gli darebbe? "Forse potremmo banalmente chiamarlo Genova: attraversa Genova, una delle valli più significative di Genova; in oltre di Genova si è parlato a lungo ovunque per questa tragedia. E poi Genova è una delle gloriose Repubbliche marinare italiane, è una città importante. Io lo chiamerei tranquillamente 'Genova', ponte Genova". 

E le polemiche sul decreto Genova? Gli scontri, talvolta accesi, con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli? Si sarebbe lavorato meglio con un altro ministro? "Credo che il risultato alla fine non sarebbe stato molto diverso e questo, in qualche modo, mi conforta - dice il governatore ligure, fresco di proroga nel suo ruolo di commissario per l'emergenza - Il percorso fatto, e anche talune prese di posizione, non sono coerenti col mio modo di pensare. Io sono perché nei momenti seri e drammatici ognuno faccia il suo dovere e solo quello, senza interferenze o propaganda. Si è cercato in qualche modo di fare processi di piazza, in una situazione di grande tensione e magari, ogni tanto, si è perso di vista che l'obiettivo primario della politica era ricostruire quel ponte e dare condizioni di vivibilità e di competitività alla città. Poi, questo non vuol dire che nessuno di noi rinuncia all'idea di vedere dei colpevoli e di conoscere la verità: ma la politica ha il compito di pensare ai cittadini e consentire alla città di tornare a vivere. La magistratura, i tribunali, i periti hanno il compito di stabilire la verità dei fatti e cosa è accaduto. Se confondiamo questi due piani, rischiamo di non fare bene il nostro lavoro fino in fondo. E credo che questo sia un errore".

I parenti delle vittime devono avere giustizia, dice Toti. "Perché è impensabile che in Italia, la seconda potenza d'Europa e la settima del mondo, si muoia percorrendo un'autostrada dove tutti devono sentirsi sicuri, come deve avvenire per tutte le altre infrastrutture dello Stato". Impossibile dimenticare quella giornata: "Il primo pensiero, appena appresa la notizia, è stato cercare di organizzare la prima emergenza. Non abbiamo avuto molto tempo in realtà per pensare: in un'ora eravamo già tutti sotto il ponte. Un'ora e mezzo dopo il crollo c'era già la prima riunione operativa nella sede della protezione civile con il capo del dipartimento nazionale, Angelo Borrelli, e tutte le funzioni dello Stato in prefettura. Sono stati momenti davvero concitati - ricorda Toti - Il primo sopralluogo è stato qualche cosa di impressionante anche per chi, come me, ha fatto il giornalista e ha visto situazioni certamente non facili, dal Kosovo all'Iraq: quella scena è certamente qualcosa a cui nessuno può essere preparato. Però devo dire che poi, con il sindaco Bucci, appena ci siamo incontrati sotto il ponte abbiamo detto: 'Non può essere una cosa da cui ci facciamo piegare. Dobbiamo reagire'. Abbiamo lanciato quel messaggio e sia la città che la regione lo hanno percepito molto bene".

Ed è proprio a Genova che il governatore dice "grazie: perché credo che difficilmente una città abbia reagito così bene".