Il nuovo report settimanale potrebbe cambiare le zone a rischio

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Speranza
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Oggi, 6 venerdì 2020, in tutta Italia sono scattate le nuove misure anti-Covid previste dal nuovo Dpcm. Le regioni italiane sono state divise in tre aree (gialla, arancioni e rosse), con restrizioni diverse a seconda del grado di rischio. Nonostante siano in vigore da poche ore, queste regole potrebbero cambiare, così come le zone a rischio.

Nuovi dati sull’indice Rt

Tutto dipende dai dati di riferimento. Nel report del Ministero della Salute, i 21 indicatori che sono serviti a stabilire i colori delle regioni, si riferivano al periodo tra il 19 e il 25 ottobre. La diffusione del Coronavirus sta andando molto velocemente, per cui i dati verranno sostituiti entro il 7 novembre e questo potrebbe cambiare tutte le carte in tavola. Diverse Regioni potrebbero diventare arancioni e addirittura alcuni comuni o alcune province potrebbero diventare zone rosse. Gli scenari stanno cambiando in fretta, con grandi polemiche. Le Regioni stanno aspettando le nuove decisioni, dopo un momento di grande confusione e dissenso. Alcune zone potrebbero presto cambiare colore e livello di rischio. La Campania è una delle regioni che potrebbero trasformarsi in zona arancione. In tanti si sono chiesti per quale motivo sia stata classificata subito come zona a basso rischio, nonostante i numeri di contagio molto alti. Il professor Giovanni Rezza dell’Iss ha spiegato che la decisione è stata presa sulla base dell’indice Rt abbastanza basso, pari a 1,29. Il dato, però, si riferisce ad un periodo preciso, per cui potrebbe essere cambiato.

La Liguria è un’altra regione che ha alte probabilità di diventare arancione. Il Ministero della Salute ha evidenziato “un’incompletezza dei dati“, che quindi avrebbe compromesso la reale valutazione della zona di appartenenza. Stessa situazione per Bolzano e per il Veneto, in cui è stata sottolineata una “carenza di numeri trasmessi“, con il rischio di “sottostimare l’indice Rt“. Il professor Gianni Rezza ha spiegato che l’indice Rt è solo uno dei criteri usati per determinare i cambiamenti di fascia. “Si lavora su indicatori come l’incidenza dei casi e l’occupazione dei posti letto: se c’è ad esempio una Regione con apparentemente pochi casi ma che ha un’alta occupazione delle terapie intensive, quella è in sofferenza” ha spiegato l’esperto. Il passaggio da una zona a basso rischio ad una ad alto rischio avverrà in tempi molto veloci. Per quanto riguarda il percorso contrario, sarà molto più lento.