Il padre di Fabiana Luzzi: "Bruciò mia figlia, no a permessi premio"

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E' un appello accorato quello lanciato da Mario Luzzi, il padre di Fabiana, la sedicenne che nel 2013 fu accoltellata e bruciata viva a Corigliano dal fidanzato Domenico Morrone. In una lettera indirizzata al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l'uomo sfoga tutta la sua rabbia dopo aver saputo che l'assassino della figlia ha ottenuto per la terza volta una licenzia premio dopo la condanna definitiva a 18 anni. "Ci sentiamo distrutti e abbandonati da uno Stato che non ci tutela e le cui leggi continuano a premiare gli assassini distruggendo ulteriormente le vittime" si legge nella lettera pubblicata stamattina da alcuni dei principali quotidiani. 

"A marzo 2016 in Cassazione - scrive l'uomo nella lettera pubblicata da 'La Stampa' - l'assassino fu condannato a 18 anni e 7 mesi di reclusione, una pena ridicola in confronto alla gravità di quello che ha fatto. Adesso, sono venuto a conoscenza che quest'anno, già tre volte, ha ottenuto licenze premio. Tutto questo mette in discussione il significato della parola giustizia. Appena appresa la notizia è stato necessario recarci in ospedale per il forte trauma che abbiamo subito, sapendo di poter ritrovare l'assassino di nostra figlia per strada, dopo soli 3 anni dall'emissione della sentenza. Non ci sono parole".  

Sul caso stamattina è intervenuto il sentore di Italia Viva, Ernesto Magorno, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare: "È un dolore che si rinnova! - scrive il senatore in un tweet" -. Il caso dei permessi premio per l’assassino di #FabianaLuzzi lascia senza parole. Su questo caso presenterò un’interrogazione parlamentare, alla famiglia della giovane un grande abbraccio e tutto il mio sostegno".