Il Palio di Siena rischia di saltare. Successe solo per guerra ed epidemie

Augusto Mattioli

Il 2 luglio e 16 agosto. Due date simbolo per Siena, ma forse non quest'anno. A causa del coronavirus, l'antichissima tradizione del Palio, rischia di saltare, o quantomeno inserire una grossa incognita per la corsa del prossimo luglio.

Tanto che il sindaco della città, Luigi De Mossi, ha ipotizzato un ‘piano B', cioè lo spostamento della disputa a settembre quando, si spera, la vita possa aver ripreso la strada della normalità. Ogni anno, come tradizione, mentre le città italiane si svuotano per le ferie Siena fa il contrario. I senesi tornano anche dall'estero per ritrovarsi nei giorni della festa che, dopo i riti, culmina con la corsa del palio.

La festa di Siena è partecipazione, fisicità, rapporto stretto tra contradaioli, è una piazza affollata con le persone  distanti a meno di un metro. Tutto il contrario di ciò che accade oggi quando i decreti ci impongono, come misura di sicurezza, di stare lontani dagli altri. Ma per dire l'ultima parola tutti attendono le evoluzioni e le  nuove disposizioni. 

Secondo il Primo cittadino De Mossi “tanti provvedimenti dovrebbero essere ricalibrati. L'ipotesi del rinvio al momento è l'unica percorribile anche perché non si può certo pensare ad una piazza vuota, ad un palio a porte chiuse”. Si aspetta dunque.

“Siamo tutti timorosi e preoccupati non solo per il palio - spiega Claudio  Rossi, rettore del magistrato delle contrade, l'ente di cui fanno parte i vertici dei diciassette rioni - occorre vedere le situazioni volta per volta. Non mi pare logico prendere decisioni ora ma solo quando ci sono dati certi”.

“In questo momento siamo nella assoluta incertezza - ammette  Emanuele  Squarci, priore della contrada dell'Istrice - ma del resto anche il nostro palio è legato a ciò che accade nella nostra vita.

Aspettiamo. Al momento non possiamo che vivere giorno per giorno, cercando soprattutto di essere intelligenti. Intanto usciamo da questa situazione poi vedremo”.  

Nella centenaria  storia del palio di Siena  non sono mancati eventi che hanno determinato rinvii, spostamenti di data, annullamenti della corsa. I palii non furono corsi il 16 agosto del 1723 per la morte del Granduca Ferdinando II  di Toscana, il 2 luglio del 1848 per la guerra tra Italia e Austria, poi recuperato nell'ottobre del 1849, vinto dalla contrada dell'Oca e per la stessa ragione il 2 luglio e il 16 agosto del 1866.

C'è una corsa non disputata per ragioni che si avvicinano quelle di oggi.  Quella dell'agosto del 1855 a causa di una epidemia di colera.

L'anno successivo si corse tre volte. Il 2 luglio e il 15 e il 17 agosto. Anche nel secolo scorso il palio è stato condizionato da grandi eventi. Dice lo storico della festa senese Massimo Biliorsi, “la corsa di agosto del 1900 non fu disputata a causa dell'attentato al re Umberto I il 29 luglio. Andando avanti il palio non fu corso negli anni tra il 1940 e il 1944.

Un aspetto curioso. La contrada della Torre che aveva vinto la corsa nell'agosto del 1939 organizzò la sua festa a guerra conclusa”. Nel 1945 i senesi dopo il lungo digiuno di emozioni organizzarono tre carriere.

Quella straordinaria il 20 agosto  del 1945 denominata  “Palio della pace” fu vinta dal  Drago. Finì riportano le cronache in una grande tensione con il drappellone del palio strappato dai contradaioli del Bruco delusi, a dir poco, per la mancata vittoria, essendo la loro contrada la favorita. Si era tornati alla normalità.