Il Papa all'Angelus: "Prego per l'Italia, auspico più nascite"

Carlo Hermann / Afp

AGI -  "Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite, più figli". Cosi' Papa Francesco all'Angelus, a braccio, dopo la messa a Matera a conclusione del 27esimo Congresso eucaristico nazionale".

"Vergogniamoci". Papa Francesco a Matera per la conclusione del 27esimo Congresso eucaristico nazionale nell'omelia, commentando il passo del Vangelo riguardo al ricco e a Lazzaro, ha precisato come sia "doloroso vedere che questa parabola è ancora storia dei nostri giorni: le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l'indifferenza verso il grido dei poveri, l'abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono - tutte queste cose - lasciarci indifferenti".

#PapaFrancesco nell'invocare l'intercessione della Vergine Maria: "oserei chiedere per l'Italia, più nascite, più figli" #angelus pic.twitter.com/UwcN6mMBj2

— Vatican News (@vaticannews_it) September 25, 2022

"Succede ogni giorno" e "tante volte, anche", ha precisato il Pontefice che ha messo in guardia dallo scavare gli "abissi" tra noi e i nostri fratelli. Gli abissi dell'egoismo. "Se alziamo adesso dei muri contro i fratelli e le sorelle, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo".

L'appello di Francesco è di non seguire una "religione dell'avere e dell'apparire" che "spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote: sempre". "Com'è triste - ha osservato - anche oggi questa realtà, quando confondiamo quello che siamo con quello che abbiamo, quando giudichiamo le persone dalla ricchezza che hanno, dai titoli che esibiscono, dai ruoli che ricoprono o dalla marca del vestito che indossano".

"Se adoriamo noi stessi, moriamo nell'asfissia del nostro piccolo io; se adoriamo le ricchezze di questo mondo, esse si impossessano di noi e ci rendono schiavi; se adoriamo il dio dell'apparenza e ci inebriamo nello spreco, prima o dopo la vita stessa ci chiederà il conto. Sempre la vita chiede il conto", ha aggiunto a braccio.

Nella terra dei Sassi e "città del pane", il Papa quindi ha invitato all'amore dei fratelli, a condividere ("non sempre sulla tavola del mondo il pane è condiviso; non sempre emana il profumo della comunione; non sempre è spezzato nella giustizia"), ad avere "uno sguardo nuovo" sulla nostra vita e ha auspicato che la Chiesa sappia "asciugare le lacrime di chi soffre", sollevi i poveri e si pieghi con compassione.

"Sogniamo una Chiesa così: eucaristica. Fatta di donne e uomini che si spezzano come pane per tutti coloro che masticano la solitudine e la povertà, per coloro che sono affamati di tenerezza e di compassione, per coloro la cui vita si sta sbriciolando perché è venuto a mancare il lievito buono della speranza", ha sottolineato.

"Una Chiesa che si inginocchia davanti all'Eucaristia e adora con stupore il Signore presente nel pane; ma che sa anche piegarsi con compassione dinanzi alle ferite di chi soffre, sollevando i poveri, asciugando le lacrime di chi soffre, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti. Perché non c'è un vero culto eucaristico senza compassione per i tanti 'Lazzaro' che anche oggi ci camminano accanto. Tanti!".

All'Angelus poi il Pontefice è tornato a denunciare il fenomeno dell'inverno demografico ("Io oserei oggi chiedere per l'Italia: più nascite, più figli") e ha implorato "per i bisogni più urgenti del mondo": Myanmar, Ucraina, Camerun e migranti.

"Da più di due anni quel nobile Paese - ha detto parlando del Myanmar - è martoriato da gravi scontri armati e violenze, che hanno causato tante vittime e sfollati. Questa settimana mi è giunto il grido di dolore per la morte di bambini in una scuola bombardata". "Si vede che è la moda, bombardare le scuole, oggi, nel mondo!", ha aggiunto a braccio supplicando "che il grido di questi piccoli non resti inascoltato! Queste tragedie non devono avvenire!".

Un pensiero anche al "martoriato popolo ucraino" e l'esortazione ai capi delle Nazioni a trovare "subito iniziative efficaci" che conducano alla fine della guerra. E per il Camerun, dove sono state sequestrate 8 persone nella diocesi di Mamfe, tra cui 5 sacerdoti e una religiosa, Francesco si è unito all'appello dei vescovi per la loro liberazione e ha pregato per le popolazioni della provincia ecclesiastica di Bamenda.

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Papa ha rinnovato l'impegno per "costruire un futuro più inclusivo e fraterno! I migranti vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati", ha detto sperando in "un futuro in cui ogni persona trovi il suo posto e sia rispettata; in cui i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta possano vivere in pace e con dignità. Perché il Regno di Dio si realizza con loro, senza esclusi".

In 12 mila hanno accolto il Pontefice nello stadio comunale di Matera. Francesco ha anticipato la sua visita partendo - a causa del maltempo - non più in elicottero ma in aereo dallo scalo di Roma-Ciampino fino a Gioia del Colle (Bari). E non è mancato il tanto sperato fuori programma alla Mensa della Fraternità intitolata a “Don Giovanni Mele”. Francesco, sul tragitto di ritorno, ha incontrato e salutato il personale e benedetto la nuova struttura. Una visita di cinque minuti, nella quale il Pontefice si è intrattenuto con i volontari e domandare, in tono scherzoso, allo chef della mensa, "cucina bene?".