Il Papa cambia diritto canonico, le donne potranno dare comunione

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Il Papa cambia diritto canonico, le donne potranno dare comunione
Il Papa cambia diritto canonico, le donne potranno dare comunione

Roma, 11 gen. (askanews) – Le donne potranno concedere la comunione e leggere la Parola di Dio, ovvero il Vangelo durante la messa. Il Papa cambia il diritto canonico per rendere istituzionale la presenza femminile sull’altare. Lo fa con il Motu proprio “Spiritus Domini” con cui stabilisce che i ministeri del lettorato e dell’accolitato siano d’ora in poi aperti anche alle donne, in forma stabile e istituzionalizzata con un apposito mandato del vescovo.

Non si tratta, beninteso, del sacerdozio femminile, né del diaconato femminile: in una lettera al prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Luis Ladaria, Francesco ricorda quanto stabilito da Giovanni Paolo II (“la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”), ma spiega che “per i ministeri non ordinati è possibile, e oggi appare opportuno, superare tale riserva”.

La decisione odierna rende stabile e ufficiale una possibilità già autorizzata dai vescovi di tante parti del mondo, ma in modo occasionale, senza un mandato istituzionale vero e proprio, in deroga a quanto stabilito da San Paolo VI, che nel 1972 aveva deciso di mantenere riservato l’accesso ai ministeri del “lettorato” e dell'”accolitato”, considerati propedeutici a un eventuale accesso all’ordine sacro, alle sole persone di sesso maschile.

Ora Papa Francesco, sulla scia del Concilio vaticano II e degli ultimi sinodi dei vescovi, in particolare quello sull’Amazzonia, ha voluto ufficializzare questa possibilità. Con il provvedimento il Papa modifica il primo paragrafo del canone 230 del Codice di Diritto canonico: la nuova formulazione del canone recita: “I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti”. Viene dunque abolita la specificazione “di sesso maschile”.